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Eternit, la Consulta: “Il processo bis può andare avanti”

La sentenza della Corte Costituzionale scardina un automatismo e riconosce al giudice una maggiore discrezionalità. Ora i 47 casi di Rubiera potranno rientrare nel procedimento. Maiocchi: "Sentenza che getta nuova luce anche sui processi in corso a partire dalla questione Cemental"

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REGGIO EMILIA – Il 24 luglio scorso il giudice dell’udienza preliminare (gup) del Tribunale di Torino aveva sollevato una “questione di costituzionalità” di fronte alla Corte Costituzionale sull’articolo 649 cpp che disciplina il divieto di essere processati due volte per il medesimo fatto. Si tratta del principio del ne bis in idem.

Ieri la Corte Costituzionale si è finalmente pronunciata e ha depositato la sentenza n. 200 con la quale viene scardinato un automatismo e riconosciuta al giudice una maggiore discrezionalità: non basta  un concorso solamente formale tra il fatto-reato giudicato e quello ancora da giudicare affinché sussista il ne bis in idem.
Se da una stessa condotta che è già stata oggetto di giudizio deriva una nuova morte la medesima condotta deve considerarsi come “un nuovo evento in senso storico”.

Ora quindi il processo Eternit bis, nel quale Stephan Schmidheiny è accusato di omicidio volontario per la morte di 258 persone, può andare avanti per i nuovi casi di persone decedute che non furono contemplate come parti offese nel primo processo. Negli altri casi bisognerà verificare se questi siano stati oggetto di uno specifico accertamento o meno. Sul nostro territorio sono 47 i casi relativi agli ex lavoratori della Eternit di Rubiera che a questo punto dovrebbero entrare nel processo bis  per il reato di omicidio volontario, mentre sono due i casi nuovi già inseriti.

Infatti la Corte chiarisce che, nel caso in cui in un precedente giudizio abbia riguardato una stessa persona (esempio le parti offese che erano nel processo Eternit e che ora sono nel processo Eternit bis) si debba verificare se la morte o la lesione siano state già considerate in modo specifico in punto al nesso di causalità che le lega alla condotta dell’imputato.  E questo riguarda i 186 morti che erano persone offese nel procedimento Eternit conclusosi per intervenuta prescrizione.

Il passaggio chiave della sentenza recita così: “Sulla base della triade condotta-nesso causale-evento naturalistico, il giudice può affermare che il fatto oggetto del nuovo giudizio è il medesimo solo se riscontra la coincidenza di tutti questi elementi, assunti in una dimensione empirica, sicché non dovrebbe esservi dubbio, ad esempio, sulla diversità dei fatti, qualora da un’unica condotta scaturisca la morte o la lesione dell’integrità fisica di una persona non considerata nel precedente giudizio, e dunque un nuovo evento in senso storico. Ove invece tale giudizio abbia riguardato anche quella persona occorrerà accertare se la morte o la lesione siano già state specificamente considerate, unitamente al nesso di causalità con la condotta dell’imputato, cioè se il fatto già giudicato sia nei suoi elementi materiali realmente il medesimo, anche se diversamente qualificato per il titolo, per il grado e per le circostanze”.

“Questa sentenza getta nuova luce sui processi in corso anche a Reggio Emilia a partire dalla questione Cemental – commenta Ciro Maiocchi, Responsabile salute e sicurezza della CGIL di Reggio Emilia – . Una vicenda sulla quale mi chiedo come mai nascano comitati prima dell’udienza e come mai gli ex sindaci di Correggio –  Marchi, Ferrari, Fantuzzi – si sono affannati a fare dichiarazioni pubbliche a favore di Ponti (proprietario Cemental) mentre saranno testimoni nel proccesso. Credo che schierarsi prima di essere ammessi a testimoniare sia una cosa inopportuna”

Il sindaco Cavallaro: “Il ruscello della giustizia non si è fermato”
Il sindaco di Rubiera, Emanuele Cavallaro, esulta: “La giustizia a volte sembra un ruscello di montagna. Gira, cerca la strada giusta per arrivare alla valle. Magari ci vogliono anni per bucare un parete rocciosa: ma arriva. La Corte Costituzionale ha deciso che, per il processo Eternit bis, il ruscello non può fermarsi. Gli ex lavoratori e i familiari delle vittime dello stabilimento di Rubiera, stavolta, da Roma – dove eravamo andati insieme per assistere all’udienza il 31 maggio scorso – hanno avuto una voce di conforto. L’imputato può essere quindi riprocessato per omicidio. Credo che questo principio possa essere utile anche per ogni altra iniziativa presa su questo tema, compresa quella in terra reggiana”.

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