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Dacca, i terroristi hanno torturato i 9 italiani

Dettagli terrificanti emergono dalle autopsie sui corpi delle vittime. Oggi il ministro degli Esteri riferirà al Senato

DACCA (Bangladesh) – Il ministro per gli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, stamane riferirStrage di Dacca, le 9 vittime italianeà nell’Aula del Senato sulla strage terroristica di Dacca, in cui sono stati uccisi nove italiani. Lo ha annunciato ora in Aula il presidente di turno Maurizio Gasparri.

Intanto dalle autopsie sui corpi – eseguite ieri nel policlinico Gemelli di Roma – hanno stabilito che le vittime non sono morte subito, come era stato inizialmente detto dalle autorità bangalesi. Infatti i cadaveri mostrano segni di torture, tagli provocati da armi affilate (forse machete) e mutilazioni oltre a tracce di proiettili e di esplosivo. E’ stata dunque una morte lenta e atroce; non hanno mai ricevuto un colpo di grazia. Gli accertamenti autoptici sono stati eseguiti dall’equipe di medici legali guidati da Vincenzo Pascali e Antonio Oliva. I terroristi hanno infierito sulle loro vittime in modo tale da non farle morire subito. I proiettili ora saranno esaminati per risalire al tipo di arma usata.

Il pm Francesco Scavo, titolare degli accertamenti, ha firmato il nulla osta per la restituzione delle salme alle famiglie.

 

Intanto, l’imprenditore modenese Giovanni Boschetti (scampato alla morte al contrario della moglie Claudia D’Antona) ha ricostruito ai carabinieri del Ros la dinamica del sanguinoso attacco nel ristorante di Dacca. Da 22 anni in Bangladesh, Boschetti ha ribadito di essere sopravvissuto grazie ad una telefonata che lo aveva fatto uscire dal locale.

Intanto la polizia del Bangladesh sta interrogando i parenti e i familiari dei cinque terroristi. Al momento i fermati sono 8, uno è ritenuto un “attentatore”.

E un nuovo video diffuso dell’Isis su Internet minaccia altri attacchi in Bangladesh: il filmato mostra tre giovani che parlano bengalese e elogiano il commando. Il video sarebbe stato girato a Raqqa, la roccaforte dei jihadisti in Siria.