Assalto in chiesa a Rouen, anche secondo killer era schedato

27 luglio 2016 | 18:55
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Assalto in chiesa a Rouen, anche secondo killer era schedato

Prime indiscrezioni in attesa del test del dna: A.M.P. le iniziali, ventenne, segnalato con la lettera ‘S’ che indica persona a rischio radicalizzazione. Governo: no a carcere preventivo. Riunione del Consiglio nazionale per la Difesa, più militari in provincia. Leader religiosi chiedono più sicurezza

REGGIO EMILIA – Sarebbe un ventenne anch’esso schedato dalle autorità francesi con la lettera ‘S’ delle persone a rischio radicalizzazione il secondo uomo responsabile dell’attentato di ieri nella chiesa di Saint-Etienne-de-Rouvay, nei pressi di Rouen, in Normandia. Secondo Le Point, che cita fonti vicine all’inchiesta, le sue iniziali sarebbero Abdel Malik P., ma si attende la conferma dei test del dna.

C’è la mano dell’Isis dietro all’orrore andato in scena vicino a Rouen in Francia: a confermarlo il presidente francese Francois Hollande e anche Daesh ha rivendicato l’attentato.

Due uomini armati di coltelli hanno fatto irruzione durante la messa in una chiesa di Saint-Etienne-du Rouvray al grido di ‘Daesh’ e ‘Allah Akbar’ ed hanno ucciso il parroco – sgozzandolo – dopo averlo preso in ostaggio insieme a due suore e due fedeli. A dare l’allarme è stata un’altra suora, che è riuscita a scappare. Uno dei due assalitori era in libertà vigilata. Lo stato islamico ha rivendicato l’attacco affermando che è stato compiuto da due ‘soldati’ del gruppo. I due terroristi erano francesi. Una persona è stata fermata. Nella chiesa è stato ritrovato dell’esplosivo e un’arma finta.

Il racconto di una suora che assistito all’omicidio: il prete sgozzato è stato costretto a “inginocchiarsi” prima di essere sgozzato. “Si voleva difendere”, ha detto ancora la religiosa. Uno dei due assalitori aveva scontato un anno di prigione ed era stato liberato il 22 marzo: è quanto riferiscono fonti giudiziarie citate da I-Télé. Nel 2015 cercò di arruolarsi nella jihad in Siria ma venne bloccato alla frontiera turca. All’uscita di prigione, il 22 marzo, era stato posto in libertà vigilata con il braccialetto elettronico. Poteva uscire di casa ogni giorni dalle 8:30 alle 12:30.