Aemilia, sequestati beni per 180mila euro

Su ordine della dda la Questura ha posto i sigilli a beni riconducibili a Roberto Turrà, condannato a 9 anni e 6 mesi nell'ambito del processo Aemilia

REGGIO EMILIA – Scatta un nuovo sequestro nei confronti di un sodale del clan ‘ndranghetista Grande Aracri. Su ordinanza del Tribunale, gli agenti della Questura reggiana hanno posto nei giorni scorsi sotto sequestro preventivo l’appartamento di Roberto Turrà e un garage a questo adiacente, oltre a gioielli e orologi di pregio per un valore stimato di 180mila euro.

Gli immobili di via Franklin, a due passi dal centro città, e i beni sequestrati erano intestati alla moglie del 42enne di origine cutrese, condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione con rito abbreviato nel processo “Aemilia”, e attualmente detenuto.

La nuova misura patrimoniale a carico di Turrà è avvenuta sulla base del disposto del codice antimafia in materia di sequestri, essendo stata verificata “l’acclarata sproporzione” tra i beni detenuti e i redditi quasi inconsistenti dichiarati dall’uomo. Il decreto, emesso dal Tribunale lo scorso 6 giugno è uno dei primi provvedimenti del nuovo pool di giudici incaricato delle misure patrimoniali contro la criminalità organizzata voluto dal presidente del palazzo di giustizia Francesco Caruso, e composto da Angela Baraldi, Antonella Pini Bentivoglio e Virginio Notari. Al sequestro, effettuato d’intesa con la Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, hanno contribuito anche le indicazioni sul “profilo soggettivo” fornite su Turrà dalla Questura reggiana.

Da molti anni residente a Reggio, Turrà era infatti ben conosciuto alle Forze dell’ordine per aver collezionato precedenti giudiziari, tra cui una condanna per rapina continuata in concorso (avvenuta in Calabria), ripetute violazioni sulle disposizioni in materia di armi, e denunce per lesioni. Soddisfatti per l’operazione gli agenti della polizia di Reggio che sottolineano: “Siamo assolutamente contenti per questa nuova aggressione al patrimonio della criminalità organizzata che colpisce i suoi affiliati anche più dell’arresto, perché questo dagli affiliati viene già messo in conto”.