Reggio, quasi cinquemila cittadini poveri

Sono i dati forniti dalla Caritas di chi bussa alla loro porta e non ha reddito, casa e soldi per curarsi. Sono persone di 35-54 anni, per il 60% uomini e italiani

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REGGIO EMILIA – Circa 4.500 cittadini reggiani sono “intrappolati nella poverta’”. Il dato e’ quello della somma tra le 1.493 persone (che nel 2015 hanno chiesto aiuto ad uno dei cinque centri di ascolto della Caritas in citta’ o in provincia) e i loro familiari, a cui si sono estesi gli interventi. Molti cittadini si sono recati nei centri perche’ non riescono a curarsi.

Questi i dati forniti dall’ente diocesano di Reggio Emilia e Guastalla sull’attivita’ svolta nel 2015, che fotografano le dinamiche in atto del fenomeno della poverta’ sul territorio e fanno il punto sulle politiche di accoglienza. A presentarsi agli sportelli della Caritas sono persone di 35-54 anni, per il 60% uomini e italiani.

Aumentano i senza fissa dimora che sono nel 2015 quasi il 30% del totale, contro il 26,9% del 2014. I principali bisogni per cui si chiede assistenza sono l’assenza di reddito (1.097 casi), la mancanza di lavoro (771 casi), i problemi abitativi (475), ma anche la necessita’ di un sostegno economico per le cure mediche. In particolare nel corso del 2015 sono 200 le richieste raccolte (alle quali e’ stato dato risposta 137 volte) di interventi sanitari (prestazioni o pagamento farmaci).

“Si tratta il piu’ delle volte di situazioni non gravi, per le quali vi sono protocolli di intervento pubblico, ma situazioni in cui l’acquisto di un farmaco non mutuabile, cosi’ come una visita specialistica possono incidere significativamente sulla qualita’ della vita”, spiega la Caritas.

Parlando invece di accoglienza, sono 149 i posti disponibili sul territorio che hanno dato riparo l’anno scorso a 220 persone. Di queste, 24 non sono in regola con i documenti di soggiorno e non possono lavorare, mentre una ha fatto richiesta di asilo politico ed ha trovato un’occupazione. In tema di accoglienza interviene intanto il Comune di Reggio per chiedere alla cooperativa Dimora di Abramo, realta’ inserita nella rete di enti per la gestione dei profughi, di non trasferire la mensa per i richiedenti asilo di via Eritrea che si trova nella zona della stazione.

“Sarebbe sbagliato trasferire il servizio in locali, ovunque siano, ad esempio in viale Ramazzini o in via Turri adibiti esclusivamente al servizio refezione per i richiedenti asilo: l’esclusivita’ potrebbe concorrere a generare isolamento, il che non e’ cio” che vogliamo”, dice il vicesindaco con delega al Welfare Matteo Sassi. “Se per ragioni che attengono all’efficacia e alla sostenibilita’ del servizio, si dimostrasse la necessita’ di aprire un ulteriore punto di ristorazione, aggiuntivo e non sostitutivo di quello di via Eritrea, allora siamo pronti a discuterne e a dare il nostro contributo”, aggiunge.

A patto pero’ “che le caratteristiche siano, anche in tal caso, quelle di non esclusivita’ per i richiedenti asilo, di opportunita’ di integrazione ed efficacia del servizio”, conclude il vicesindaco.

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