Querelle Comune-Industriali, Cisl pompiere

Il sindacato ribadisce la forte necessità della creazione di un patto territoriale sul fronte del lavoro e della coesione sociale

REGGIO EMILIA – Nella querelle tra il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi e Unindustria sullo sviluppo del territorio, la Cisl Emilia Centrale non ha dubbi. “Industriali e Comune hanno ragioni da spendere entrambi. Il punto di incontro tra le diverse problematiche espresse è, però, il lavoro. E per affrontare le dinamiche in essere da qui al 2025 occorre discuterne assieme”, afferma il segretario generale William Ballotta.

“Da un lato – prosegue Ballotta – ci sono i grandi progetti con un valore di oltre 300 milioni di euro che, come analizza correttamente il sindaco Luca Vecchi, hanno avuto come principale investitore l’ente pubblico. Dall’altro ci sono le richieste degli industriali che mettono in evidenza le complessità per uscire dalla crisi, la necessità di puntare sui temi di internazionalizzazione, valore del capitale umano e accesso al credito e alle risorse disponibili”.

Su questi argomenti, dice il segretario, “ho letto un interessante confronto, non parlerei di scontro. Vorrei, però, rilevare come la soluzione, per lavorare assieme, ci sia”. Per il sindacato infatti “sia i temi posti dagli industriali che i grandi progetti elencanti dal sindaco hanno un comune denominatore che è il lavoro o la valorizzazione delle risorse (come il turismo o l’innovazione) le quali possono generare occupazione. Ebbene, su questo dobbiamo confrontarci seriamente e senza preconcetti”.

Infine Ballotta sottolinea in positivo le parole del presidente di Unindustria Mauro Severi, che ha parlato anche di “nuove relazioni sindacali di stampo moderno”. Parole lette dalla Cisl “in un’ottica di apertura e non di chiusura”. Una “scossa propositiva affinché ad esempio il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici non vada in ferie”.

La Cisl ribadisce quindi la creazione di un patto territoriale, sul fronte del lavoro e della coesione sociale. “Il rischio – conclude Ballotta – è di non sapere far fronte alle fragilità di un mercato mondiale oggi spaventato dalla Brexit, ma prima ancora alle esigenze di persone e famiglie fortemente mutate (in consistenza e bisogni) dopo gli anni della crisi. Su questi temi non possiamo continuare a confrontarci solo sui giornali”.