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Lo sciopero blocca il 90% degli uffici postali

Elevata adesione di impiegati e portalettere alla giornata di astensione dal lavoro. Quattro pullman da Reggio al corteo di Bologna

REGGIO EMILIA – Il 90% degli Uffici postali chiusi, il 60% dei portalettere a braccia incrociate. Sono i dati diffusi dai sindacati reggiani in relazione allo sciopero in Poste Italiane di oggi; alla manifestazione a Bologna che ha visto sfilare in corteo oltre duemila persone da tutta la regione.

Lo sciopero (proclamato anche a Reggio  da Slc Cgil,  Slp Cisl, Uilposte Uil e Failp Cisal) si colloca all’interno di un pacchetto di mobilitazioni che prevede anche il blocco degli straordinari per i dipendenti dal 10 giugno all’8 luglio.

In queste settimane le organizzazioni sindacali sono state impegnate in assemblee con i lavoratori in tutta la provincia. Assemblee in cui sempre più chiare sono emerse tutte le problematiche che sono alla base della protesta sindacale in corso.  “Evidenziamo la necessità di politiche industriali e di rilancio di settori  che non danno più marginalità e profitto, e che se non rilanciati andranno ad un naturale declino, verso il settore della logistica, dell’e -commerce  e dei servizi – spiegano Mirco Pellati, segretario Slc Cgil, Luigi Cerreta, segretario Cisl Slp e Giuseppe Fabozzi segretario Uilposte Uil -. Ma vi è necessità di investimenti in strumentazione, mezzi, rete informatica per essere quel soggetto in cui il sistema Paese possa investire nel progetto, una volta chiamato “Agenda Italia”, di informatizzazione magari con altre aziende pubbliche come quelle di telecomunicazione (Telecom)”.

Sulla base di queste motivazioni anche la richiesta delle Organizzazione sindacali perché Poste Italiane rimanga un’unica realtà senza scorpori o creazione di altre società di settore, un’azienda che rimanga ad indirizzo pubblico e “che non serva solo a fare cassa per continuare a pagare privilegi e favori ai soliti noti”.

La mobilitazione regionale ha visto quattro pullman partire da Reggio Emilia alla volta del corteo di Bologna. Tra le richieste anche il “rispetto degli accordi di riorganizzazione sperimentati nella nostra Regione ma applicati solo per la parte che riguarda i tagli al costo del lavoro, senza cioè  conoscere e condividere l’indirizzo e la direzione del nuovo piano industriale – sottolineano i sindacati -. Un piano industriale che dovrebbe prevedere nuove politiche aziendali in grado  rilanciare il settore più in difficoltà, quello del recapito”.

Ma i temi che preoccupano organizzazioni sindacali e lavoratori sono davvero molti. L’ulteriore privatizzazione, la volontà del governo di non gestire più i servizi postali. Temi di tipo nazionale e non locale che dovrebbero “portare a breve ad una grande mobilitazione nazionale che coinvolga la più grande Azienda del nostro paese con più di 140.000 dipendenti”.

Poste italiane e’ suddivisa in 2 macro settori: Pcl (recapito e portalettere) e  mercato privato (gli uffici postali). Il pcl (poste comunicazione logistica) in provincia di Reggio Emilia conta 9 centri di recapito, 300 portalettere e un ottantina di persone impegnate in operazioni interne di smistamento della posta e di personale tecnico amministrativo. Reggio è sede della direzione dei centri di recapito delle provincie di Parma e Piacenza oltre a quella di Reggio Emilia (ram 3). Tutta la posta arriva dal cmp (centro meccanografico postale) di Bologna, una parte viene ricevuta nel cdm (centro distribuzione master) di Reggio da dove viene inviata ai centri di tutta la provincia mentre per altri prodotti postali la consegna da Bologna arriva nei vari centri di recapito della provincia.

Mercato privati (gli uffici postali) conta circa 400 addetti tra operatori negli uffici, commerciali e impiegati tecnico amministrativi, che svolgono attività  di servizio, ma negli ultimi anni anche attività di vendita di prodotti finanziari , assicurativi e bancari, facendo di poste italiane un grande istituto di credito pubblico.