Le rubriche di Reggiosera.it - Editoriali

Gli industriali investono poco sulla Reggio del futuro

Se Unindustria ci crede davvero, serve uno sforzo ulteriore a parte i pochi spiccioli che i nostri imprenditori hanno messo sul tecnopolo

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REGGIO EMILIA – Il presidente di Unindustria, Mauro Severi, nella sua relazione all’assemblea annuale, ha giustamente messo in guardia contro gli egoismi e i veti che portano a perdere tempo e ha detto di essere pronto “a collaborare con il Comune di Reggio Emilia per organizzare – nel prossimo autunno – un incontro pubblico dedicato sia alla presentazione di un’agenda ragionata, riferita ai diversi progetti, sia alla definizione di una governance dello sviluppo”.

Si tratta di intenzioni nobili e che, d’altra parte, sono state anche auspicate dal sindaco Luca Vecchi che, in un’intervista al nostro giornale, aveva invitato città, istituzioni, università, Reggio children, sanità, industriali e mondo economico a mettersi intorno a un tavolo di governance e riattivare un percorso per un grande piano strategico della Reggio del 2025

Severi ha anche fatto un elenco degli interventi da realizzare: dall’area delle Reggiane a Mancasale, dall’Arena Grandi Eventi alla Reggia di Rivalta; dai Chiostri di San Pietro al completamento del Campus San Lazzaro; dal Centro Onco Ematologico al Piano per il centro storico. Per non considerare poi, ha aggiunto, le infrastrutture, sia a quelle da progettare, sia a quelle già programmate: il potenziamento dei collegamenti sull’asse Nord-Sud; la realizzazione della Tangenziale Nord; lo sviluppo dell’autostrada Campogalliano-Sassuolo e la valorizzazione del nodo mediopadano costituito dalla stazione dell’alta velocità. E poi ha citato anche il Core.

“Noi vogliamo fare insieme”, ha detto Severi. Ed è giusto, anche questo. C’è però un piccolo problema in tutto il ragionamento del presidente di Unindustria. Ed è il seguente. Tutte le opere e i progetti che lui ha citato sono stati e saranno realizzati utilizzando fondi statali, regionali e soldi del Comune di Reggio. In alcuni casi, come il Core, della società civile. Gli industriali reggiani, in questi progetti, non ci hanno messo praticamente un euro. Ecco, bisognerebbe che quando si parla di programmazione, tavoli e progetti da fare insieme, forse, si includesse anche uno sforzo economico da parte di Unindustria perché questi progetti e strutture, un domani, serviranno a tutti e anche agli attori economici della comunità reggiana.

Insomma, se veramente gli industriali reggiani ci credono, devono investire di più di oggi sulla Reggio del futuro a parte i pochi spiccioli che, finora, hanno messo sul tecnopolo.

 

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