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Festa Repubblica, Vecchi ai partigiani: “Dobbiamo a voi ciò che siamo”

Durante le celebrazioni premiati 130 partigiani con Medaglia della Liberazione e 11 (di cui nove alla memoria) internati militari con Medaglia d'Onore. Manghi: "Le istituzioni devono essere credibili"

REGGIO EMILIA – “Dobbiamo prima di tutto a voi la nostra Repubblica: alla vostra passione civile, al coraggio che vi animò e vi permise di diventare partigiani. Le nostre istituzioni democratiche sono nate e hanno imparato a camminare sulle vostre gambe. Non abbiamo nulla da insegnarvi, abbiamo tanto di cui esservi grati, raccogliendo il vostro testimone”.

Con queste parole il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi si è rivolto, oggi in un teatro Ariosto gremito, ai 141 decorati reggiani – 130 partigiani con Medaglia della Liberazione e 11 (di cui nove alla memoria) internati militari con Medaglia d’Onore – nel corso della celebrazione del 70° anniversario della Repubblica.

Le onorificenze, conferite dalla Prefettura, sono state consegnate dal prefetto Raffaele Ruberto, che ha letto il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il 2 Giugno, dallo stesso sindaco Luca Vecchi e dal presidente della Provincia Giammaria Manghi, dopo la cerimonia dell’Alzabandiera (il Tricolore è stato portato da Matilde Ambrosetti ed Eugenio Caramel che oggi compiono 18 anni e conseguono quindi il diritto di voto) e gli onori militari in piazza Prampolini, alla presenza delle altre autorità civili e militari e del vescovo di Reggio Emilia-Guastalla Massimo Camisasca.

Fra i presenti, i deputati Antonella Incerti, Maria Edera Spadoni, Paolo Gandolfi, Maino Marchi; il presidente dell’Anpi Ermete Fiaccadori e il neo-cavaliere del Lavoro, Fulvio Montipò.

“Il 2 Giugno di oggi – ha proseguito il sindaco – ci interroga sul senso e sul significato delle istituzioni pubbliche che hanno le loro radici nel voto popolare di 70 anni fa. Il tema è delicato, perché le istituzioni sono un oggetto delicato. Per questo, costantemente dobbiamo interrogarci sull’effettiva vicinanza delle istituzioni ai cittadini, sulla loro trasparenza, sulla loro autorevolezza e integrità, sapendo che la loro ragion d’essere, la loro qualità è generata e alimentata dalla comunità, dai cittadini. E’ dunque centrale il tema della cittadinanza, che ha due volti inscindibili come quelli di una medaglia: i diritti e i doveri di ciascuno. Se in democrazia i diritti sono imprescindibili, perché non prescinde dalla dignità della persona, è altrettanto ineludibile i tema dei doveri per rendere compiuti la cittadinanza e la funzione propria delle istituzioni democratiche. Da quel 2 Giugno 1946, stiamo vivendo 70 anni di pace, ma anche questo bene così prezioso non è scontato. La nostra cittadinanza, divenuta nei decenni una consapevole cittadinanza europea, non è scontata, non si perpetua immutabile nel tempo. Le difficoltà sono sotto i nostri occhi. E non possiamo permettere che l’idea di Europa, aperta, plurale e democratica, nata a Ventotene si infranga sull’isola di Lesbo con il dramma dei migranti”.

“Un partigiano, Germano Nicolini, racconta che ‘noi nella Resistenza immaginavamo e progettavamo una società migliore’. Noi oggi – ha concluso il sindaco Vecchi – continuiamo ad andare avanti, sulla vostra che è la nostra strada, per una società migliore”.

Il sindaco Luca Vecchi e il presidente della Provincia, Giammaria Manghi

Il sindaco Luca Vecchi e il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, premiano un partigiano

Il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, ha detto: “Il 2 giugno 1946 rappresenta, sotto il profilo storico, davvero un passaggio epocale: si poteva andare in una direzione, quella della monarchia, il popolo italiano ne scelse un’altra, quella della Repubblica, segnando una svolta decisiva dopo oltre vent’anni attraverso il recupero del voto, il fascismo, la guerra di Liberazione e l’approdo alle dimensioni della libertà e della democrazia. E lo fece dando compiutezza all’esercizio del diritto di voto con il perseguimento del suffragio universale, attraverso il voto alle donne che caratterizzò fortemente quel passaggio”.

E ha aggiunto: “Facendo mie le parole del presidente della Repubblica, credo per noi pubblici amministratori l’impegno debba essere duplice. Il primo dovere, essenziale, è quello della credibilità istituzioni di cui ognuno di noi, a partire dal sottoscritto, deve essere latore nei confronti delle comunità: solo così annulleremo la distanza che ci sta separando da coloro che hanno diritto di voto e che lo devono esercitare in ogni modo. In secondo luogo, la capacità di essere prossimi ai bisogni sempre più articolati delle persone: viviamo in un tempo in cui le necessità delle nostre comunità sono molto più plurali e complesse rispetto a qualche anno fa, allora dobbiamo continuare in modo pervicace e quotidiano a studiare forme, regole e modi con i quali essere più vicini ai cittadini e soddisfare i loro bisogni”.

Ha concluso Manghi: “Con tale consapevolezza e con lo slancio che ci deriva da questa ricorrenza storica, credo che possiamo celebrare degnamente questo settantesimo anniversario, sapendo che dobbiamo reiterare la storia della Repubblica, attualizzandola e cercando di renderla ancora più compiuta nel  suo significato”.