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Coop Nordest in rosso, salta il salario variabile

Dopo la perdita di 54 milioni del 2015 dovuta anche a svalutazioni per 34 milioni. La Filcams Cgil: "La cosa è stata comunicata senza effettuare i passaggi informativi previsti dal contratto integrativo vigente"

REGGIO EMILIA – Niente “salario variabile” (cioe’ la quota aggiuntiva di retribuzione che “misura” l’andamento di una cooperativa) agli ex dipendenti di Coop Consumatori nordest. La cooperativa, che dall’1 gennaio scorso ha dato vita a Coop Alleanza 3.0 insieme a Coop Estense e Coop Adriatica, ha infatti chiuso l’ultimo bilancio consuntivo, quello del 2015, con una pesante perdita di 54 milioni.

Un “buco” in gran parte dovuto non ad un calo delle vendite, ma alla svalutazione di partecipazioni per un valore di circa 34 milioni. Ma la Filcams-Cgil non ci sta, sottolineando che la mancata erogazione del salario aggiuntivo “e’ stata comunicata con uno scarno comunicato, senza effettuare i passaggi informativi previsti dal contratto integrativo vigente”. Ad aggravare la situazione, inoltre, il fatto che i dipendenti hanno le retribuzioni ferme da oltre 36 mesi a causa del mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro, per il quale si e’ riaperta la trattativa.

Coop Nordest, evidenzia poi il sindacato di categoria, “risulta l’unica, delle tre cooperative che hanno dato vita a Coop alleanza, a chiudere in perdita” e a questo proposito, “colpisce come ormai da anni la cosiddetta ”gestione caratteristica”, cioe’ la semplice gestione dei supermercati- spiega il segretario della Filcams Luca Chierici- non sia in grado da sola di sostenere queste imprese, per le quali la gestione del prestito soci e gli investimenti nelle partecipazioni non sono piu’ un qualcosa di aggiuntivo alla gestione commerciale, ma parti fondamentali per far tornare i conti della cooperativa stessa”.

La Filcams denuncia quindi il bisogno di nuove politiche commerciali che rimettano al centro la gestione dei punti vendita e le condizioni di lavoro. “In Coop Alleanza ci sono situazioni in cui lavoratrici e lavoratori si trovano a lavorare in negozi sottorganico, con turni che impediscono una buona qualita’ della vita e troppo spesso con contratti part time che rischiano di non poter mai arrivare al tempo pieno”.

Inoltre, conclude il segretario, “auspichiamo che la cooperativa riconsideri anche la gestione delle proprie sedi in modo da non costringere i propri dipendenti a trasferire la propria attivita’ lavorativa a Modena o Bologna solo per fini gestionali”.