Cassani: “Porterò il Primo Tricolore alle olimpiadi di Rio”

Il sindaco Luca Vecchi ha consegnato il vessillo al commissario tecnico della nazionale di ciclismo

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REGGIO EMILIA – “Metto il Primo Tricolore in valigia, lo porto con me alle Olimpiadi di Rio: onora la nostra Nazionale ed è di buon auspicio”. Con queste parole, e con un filo di emozione, il commissario tecnico della Nazionale di ciclismo su strada, Davide Cassani, ha ringraziato il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, che ieri gli ha conferito il Primo Tricolore, nella Sala civica in cui nacque il 7 gennaio 1797.

“Questo ci fa molto piacere – ha detto il sindaco – A voi il nostro in bocca al lupo, affinché il Primo Tricolore scali, con la Nazionale a Rio, tutti i gradini fino a quelli del podio”. Il vessillo storico è stato conferito dal sindaco Vecchi anche a Bruno Reverberi, direttore tecnico della Bardiani Csf, una ‘pietra miliare’ del ciclismo italiano e reggiano.

“Reggio Emilia e la sua Amministrazione comunale credono molto nello sport – ha aggiunto il sindaco – nelle sue potenzialità educative verso i giovani, nei valori che trasmette, come il senso di lealtà, correttezza e rispetto dell’altro che sono alla base della costruzione di ogni comunità, oltre che nella formazione sia a livello dilettantistico, sia agonistico. Cassani e Reverberi sono due esempi d’eccezione, due personalità individuali e collettive che rappresentano e hanno interpretato nelle loro carriere sportive tutte queste qualità. Grazie per quanto fate e avete fatto per lo sport, in favore di tutta la comunità, nazionale e reggiana”.

“Per me il Primo Tricolore è un simbolo di grande importanza – ha spiegato Cassani, che oggi a Reggio Emilia era ospite dei Campionati nazionali universitari – E’ qualcosa di molto bello, così come è bello essere in questa Sala così importante ed essere qui con Bruno, una persona che ho incontrato ormai molti anni fa e che ha cambiato la mia vita. Un giorno Bruno Reverberi telefonò a casa mia, rispose mia madre e lui le disse: ‘Signora, vorrei che suo figlio passasse professionista’. Non ci credevo, poi tutto si avverò, come succede quando si ha a che fare con lui: Bruno parla chiaro, è persona concreta, vola basso e deciso, e quando dice una cosa è perché la fa. Ho passato quattro anni con lui e ho imparato tanto. A Bruno devo dire veramente grazie”.

Di Bruno Reverberi, che ha raccontato aneddoti, cronometraggi e ordini di arrivo di gare con impeccabile precisione, il sindaco ha letto alcune dichiarazioni, che ne ritraggono  la tempra, la filosofia di vita e la carriera: “Sto meglio con i giovani. Mi piace insegnare il mestiere. La mia esperienza ciclistica è stata breve e modesta: un anno da esordiente nella Cooperativa Manfredi, due da allievo nella Bagnolese, uno da dilettante nella Burro Giglio. Ma non potevo permettermelo: in famiglia c’era una miseria da tagliare con il coltello. Ero il sesto di otto figli, cinque sorelle e tre fratelli. Papà operaio, poi bracciante. Io quinta elementare: superato l’esame di ammissione alla prima media, d’estate andai a fare il garzone di meccanico, ’me lo lasci qui ché impara bene’ disse il meccanico a mio padre, rimasi lì a lavorare ma piangevo perché avrei voluto continuare ad andare a scuola”. Ma la passione per il ciclismo e la tenacia rimasero, e Reverberi divenne maestro dello sport sui pedali, per tanti giovani e non pochi campioni.

All’incontro in Sala del Tricolore, condotto da Per Augusto Stagi, direttore di TuttoBici, ha partecipato fra gli altri Mirco Maestri, di Casoni di Luzzara, ciclista da poco passato al professionismo, una delle più recenti promosse scoperte da Bruno Reverberi.

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