Ballottaggi, Tutino: “Perso rapporto con i nostri elettori”

L'assessore comunale all'ambiente: "Quando tu fai riferimento a Marchionne e attacchi i sindacati, poi non puo chiamare al voto identitario l'elettore per sostenere Fassino. Così il rischio è che, insieme a Renzi, venga travolta tutta la classe dirigente a livello locale"

REGGIO EMILIA – “Si è perso il rapporto con il nostro elettorato. Quando tu fai riferimento a Marchionne e attacchi i sindacati, poi non puo chiamare al voto identitario l’elettore per sostenere Fassino. Così il rischio è che, insieme a Renzi, venga travolta tutta la classe dirigente a livello locale”.  Mirko Tutino, assessore comunale all’ambiente, esponente della sinistra Pd, grande sostenitore a livello nazionale di Enrico Rossi, non ha digerito per nulla il risultato elettorale del Partito democratico.

Tutino, un risultato non certo esaltante per il Pd quello dei ballottaggi. Cosa è accaduto in queste ultime elezioni secondo lei?
“Bisogna avere una dimensione della proporzione di quello che è accaduto: abbiamo perso in tredici su ventuno capoluoghi e in tre fra le quattro più grandi città italiane. Non serve essere un politologo per fare i conti e capire che si è perso il rapporto con il nostro elettorato. E invece, sembra che si sia chiesta una consulenza all’uomo ragno per farsi spiegare come arrampicarsi sugli specchi. Questo perché sostenere che questo voto ha ragioni locali, quando il dato ha una proporzione di questo tipo, è assurdo. Per non parlare dell’interpretazione riduttiva di quelli che dicono che è colpa del fatto che il centrodestra si sposta sull’alternativa al Pd”.

Merola, eletto di nuovo sindaco di Bologna al ballottaggio, ha detto a Renzi: “Bisogna tornare ad occuparci meglio del nostro partito, perché il Pd soffre nella sua base, nei ceti popolari”. Cosa ne pensa?
Penso che qui c’è una rottura profonda con una parte del nostro elettorato. A Torino abbiamo perso a Mirafiori che è un quartiere popolare e vinto a San Salvario che è un quartiere del centro. Non si possono ridurre le imposte sul patrimonio e, corrispondentemente, diminuire l’autonomia impositiva dei Comuni che è una cosa che lega le mani ai sindaci e sposta la tassazione dal patrimonio al reddito per il mantenimento dei servizi. Perché il risultato è il taglio dei servizi.

Cosa vuol dire, si spieghi meglio…
Faccio un esempio. Tutti celebrano la scomparsa della Tasi, ma serviva ai Comuni per finanziare i propri servizi. Lo Stato dice: te le cambio con dei trasferimenti che ti dò io, ma in questo caso è lui che decide. E, per darteli, ti chiede un ridimensionamento dei servizi. Prodi diceva che l’Ici, allora si chiamava così, dovevano pagarla tutti, ma aveva deciso di fare pagare meno i redditi medi e bassi. Oggi invece viene abolita per tutti, ricchi e poveri, e non è giusto. E poi c’è una questione di simboli.

Ovvero?
I simboli sono stati abbattuti. Quando tu fai riferimento a Marchionne e attacchi i sindacati, poi non puo chiamare al voto identitario l’elettore per sostenere Fassino. Infine, c’è un terzo punto, molto rilevante, che è la trasformazione del partito in un cartello elettorale. Ti sei proposto, per vincere, sulla base di un progetto autonomo e siamo ancora impegolati in un governo con il nuovo centrodestra.

Due settimane fa, nonostante il Pd reggiano avesse perso circa un terzo dei voti rispetto alle precedenti amministrative, il segretario Andrea Costa non sembrava particolarmente scosso da questo dato. Cosa ne pensa?
C’è un vento nazionale che ha soffiato anche su Reggio e sui comuni reggiani. Poi in alcuni enti locali si inizia a sentire la stanchezza per una continuità che va avanti da decenni e, siccome noi non abbiamo più i soldi per dare risposte a tutti, bisogna interrogarsi su come il modello emiliano possa innovarsi di fronte a un elettorato che non si accontenta più della gestione del quotidiano. C’è un problema del Pd emiliano-romagnolo e non solo di Costa.

L’istituto Cattaneo, non a caso, ha detto due settimane fa dopo il voto che l’Emilia-Romagna è contendibile. Cosa ne pensa?
Sì, questa Regione oggi è contendibile e soffre più della Lombardia dove il centrosinistra è percepito invece come una forza innovatrice, mentre è percepito come stanco il modello di governo emiliano.

Anche alla luce di questo voto, cosa pensa del referendum che si terrà ad ottobre e della riforma costituzionale? Non crede che l’Italicum possa diventare una trappola per il Pd dato che pare che al ballottaggio vinca largamente il M5S?
Il ballottaggio in questa forma esiste solo in Italia, mentre in Francia, per esempio, è a tre. Il ballottaggio è un sistema tipico dei sistemi bipolari, per cui tutto quello che sta in mezzo è costretto ad un’aggregazione per vincere le elezioni. Ma il nostro è un sistema tripolare in cui, di fatto, le altre due parti si mettono poi d’accordo per batterne una terza. Crea profonde distorsioni questa dinamica. Io credo che vada rivisto e lo dicevo anche prima di questa tornata elettorale, non certo perché i grillini ora possono vincere le elezioni politiche. C’è stato uno sguardo corto nel momento in cui sono state poste determinate regole. Al referendum io voterò no, perché ritengo pericoloso l’abbinamento fra questo sistema elettorale e la riforma costituzionale.

C’è chi accusa Renzi di eccessivo autoritarismo. Lei cosa ne pensa?
Ogni critica fatta nei confronti dell’attuale guida del Pd viene censurata come portatrice di sciagure, ma così non può funzionare. Se sei il Partito democratico, non puoi fare come Berlusconi che ci mette i soldi, paga la campagna elettorale a tutti e li fa stare zitti. Così il rischio è che, insieme a Renzi, venga travolta tutta la classe dirigente a livello locale.