Aemilia, emerge scontro fra prefetto e questore

Erano in disaccordo sul rilascio del porto d'armi ad Antonio Muto e Alfonso Paolini

REGGIO EMILIA – Dalle carte del processo Aemilia emerge pure un braccio di ferro tra la prefettura e la questura di Reggio Emilia sul rilascio delle licenze di porto d’armi a due cittadini di origine calabrese, poi coinvolti nell’inchiesta sulla ‘ndrangheta. Sono Antonio Muto e Alfonso Paolini, su cui oggi hanno deposto come testimoni nell’aula speciale del tribunale di Reggio le funzionarie della Polizia amministrativa in forza alla Questura reggiana Maria Caione, Lucia Surace e Orietta Giacomini.

Secondo quanto riferisce in aula Caione il prefetto, all’epoca Antonella De Miro, “voleva che il questore scrivesse parere contrario al rinnovo. Ci furono scambi di note facendo supplementi istruttori piu’ approfonditi della norma, scrivendo anche alla questura di Crotone, ai carabinieri di Cutro, e chiedendo valutazioni alla Squadra Mobile per raccogliere ulteriori elementi”.

Questo, proprio sui fascicoli di Paolini e Muto, e “anche per altri soggetti, tutti cittadini calabresi”. Ulteriori elementi confermano le “frizioni” istituzionali sulle pratiche sul porto d’armi. In quella di Muto, ad esempio, c’era un appunto scritto a mano (reso pubblico nel dibattimento) con la scritta “non ha nulla di nuovo rispetto al precedente rinnovo”.

Secondo la testimone Giacomini “il dirigente aveva messo ”si rifiuti”. Poi invece torno’ con una nuova decretazione, una volta sentito il questore, con la scritta ”si rinnovi””. La mattinata di lavori dell’udienza si e” chiusa con l’audizione del teste Luigi Conti, imprenditore che operava in provincia di Cremona, vittima di usura da parte di altre due persone coinvolte nel processo: Salvatore Colacino e Pierino Vetere.