Aemilia, Brescia: “Gasparri e Brambilla a Cutro nel 2009”

Lo sfogo in aula di Iaquinta: "Sono qui perché davo da mangiare e mi piacciono le donne". Il luogotenente Calì: "Sospettavamo della presenza di mele marce fra le forze dell'ordine reggiane"

REGGIO EMILIA – Sfogo in aula di Giuseppe Iaquinta, imputato insieme al figlio Vincenzo nel processo Aemilia. Il padre dell’ex calciatore ha rilasciato ieri dichiarazioni spontanee affermando: “Mi trovo a dare da mangiare… e mi piacciono le donne. Io non ho mai fatto niente di illecito e fuorilegge con nessuno. Mi trovo qua solo perche’ davo da mangiare. E ognuno va a lavorare per i fatti suoi. Non so perche’ mi trovo qua”.

Ancora: “Mi sono fatto 58 giorni di carcere. Perche’ mi trovo qua? Per una telefonata?”. Iaquinta senior, imprenditore, e’ accusato di associazione di tipo mafioso. Il suo nome e’ spuntato nell’intercettazione di una conversazione tra Roberta Tattini, consulente fiscale bolognese, pure lei tra gli arrestati nell’indagine emiliana e accusata di concorso esterno in associazione mafiosa e il marito. La donna avrebbe fatto riferimento ad una somma di 800.000 dollari da lei attribuiti a Iaquinta padre. Per il legale Carlo Taormina, che lo difende insieme al figlio, Iaquinta non avrebbe invece mai visto o conosciuto Tattini.

“Gasparri e Brambilla presenti alla festa del santissimo crocifisso di Cutro del 2009”
Alla festa del santissimo crocifisso di Cutro del 2009 sarebbero stati presenti anche gli esponenti del Pdl Maurizio Gasparri e Michela Brambilla. Lo ha detto ieri il testimone del processo Aemilia Camillo Cali’, contro interrogato dall’avvocato dell’imputato Pasquale Brescia Luigi Comberiati. Secondo Cali’, luogotenente dei carabinieri di Fiorenzuola D’Arda, durante le perquisizioni nell’ufficio di Brescia e’ stato ritrovato un cd contenente foto relative all’evento, a cui partecipo’ anche l’allora candidato sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio. In alcuni scatti, riferisce il teste, Brescia sarebbe ritratto insieme ai due parlamentari del Pdl.

Nell’udienza di ieri si è notata la presenza, ben piu’ massiccia del solito, dei familiari degli imputati. Almeno una ventina di persone dalle prime ore della mattina hanno preso posto nei banchi loro riservati, riempiendoli per buona parte. Una partecipazione non solo numerosa ma, a ben guardare, forse anche un po’ di piu’ che ”spontanea”. Verso le 13, infatti, quattro familiari sono usciti dall”aula, incrociandosi all’uscita con precisione con altrettanti parenti degli imputati, che li hanno di fatto sostituiti.

A seguire i lavori dell’aula sempre presente anche l’associazione Libera (parte civile nel processo) rappresentata dal presidente regionale Daniele Borghi e una delegazione di attivisti molto contenuta, se paragonata al drappello dei familiari. “Casa Cervi, Anpi ed altri ritorneranno in questa grande aula che tutti vogliono chiamare provvisoria. Per seguire ancora questo lungo, complicato processo e per stimolare un volta di piu” la ricostituzione di un tessuto democratico, unico vaccino all’illegalita’ che ha provato a diventare sistema”, ha promesso ieri Albertina Soliani.

Il luogotenente Calì: “Sospettavamo della presenza di mele marce fra le forze dell’ordine reggiane”
Il luogotenente piacentino dei Carabinieri Camillo Cali’, che da diverse udienze sta ricostruendo le indagini svolte dalla sua squadra (9 uomini che hanno intercettato 80 utenze telefoniche) e’ stato intanto bersagliato di domande dagli avvocati difensori. A prendere la parola, tra gli altri, i legali di Vito Floro e Gaetano Blasco, che hanno chiesto chiarimenti in merito ad alcune situazioni che hanno coinvolto i loro assistiti. L’avvocato Carlo Taormina, che difende l’ex calciatore Vincenzo Iaquinta e il padre Giuseppe, si e’ invece concentrato sulla cena del 21 marzo 2012 nel ristorante di Reggio Antichi Sapori, domandando a Cali’ perche’ uno dei suoi uomini non sia entrato in borghese nel locale dove si svolgeva un incontro di presunti affiliati della ‘ndrangheta.

Il militare ha risposto di non poterlo fare perche’, tra l’altro, non si trovava nella provincia di sua competenza e anche per il fatto che i carabinieri di Reggio Emilia erano all’oscuro dell”operazione di osservazione avviata dai colleghi di Fiorenzuola D’Arda. In una precedente udienza Cali’ aveva spiegato che, sospettando dell’esistenza di “mele marce” tra le Forze dell’ordine reggiane, la sua squadra aveva iniziato ad indagare in modo autonomo, unendo poi le forze con i Carabinieri di Modena e Parma (fonte Dire).