Reggiolo, ora il licenziamento è verbale: sedici facchini a casa

Sono quasi tutti provenienti dall'India, assunti su un cantiere di Reggiolo per conto della Euro Pool System. Presidio davanti all'azienda e sciopero

REGGIOLO (Reggio Emilia) – Una comunicazione verbale di cessazione d’appalto prevista per il prossimo 13 maggio e nessuna misura a salvaguardia dell’occupazione. E’ dopo aver ricevuto questa “doccia fredda” che i 17 soci lavoratori della Cooperativa Gipi, sede a legale a Carpi, si sono mobilitati  entrando in sciopero e presidio già da venerdì scorso.

Si tratta di 17 facchini, quasi tutti provenienti dall’India, assunti su un cantiere di Reggiolo per conto della Euro Pool System, “multinazionale leader europeo nel settore degli imballaggi riutilizzabili nella supply chain del fresco” – si legge sul sito web  –  attiva in 25 Paesi con un fatturato di 295 milioni di euro.

Giovedì  scorso i lavoratori  del cantiere, dove si fa lavaggio delle cassette contenti la merce fresca, hanno ricevuto verbalmente l’annuncio della cessazione dell’appalto e quindi dell’imminente licenziamento. Un annuncio a cui non sono seguite comunicazioni scritte e che ha messo in allarme i lavoratori, la cui fragilità non passa solo per l’annunciata perdita del lavoro, ma è legata a doppio filo anche al fatto che molti di loro non parlano italiano e che si tratta di persone con il permesso di soggiorno.

Scrive la Cgil: “Ancora una volta emerge qui la precarietà e l’assenza di diritti che prolifera a regimi crescenti negli appalti e nei confronti di chi ha meno strumenti per tutelarsi. Il lavoro dei facchini nei cantieri, anche quando c’è, è spesso un lavoro malpagato, pesante e al limite della possibilità di esercizio dei propri diritti”.

La Filcams e la Filt Cgil di Reggio Emilia stanno ora seguendo la vertenza e hanno contattato la dirigenza della Cooperativa e della multinazionale, che ha una sede a Milano, restando in attesa di un incontro formale. Nel frattempo lo sciopero prosegue ad oltranza, così come il presidio messo in piedi nella zona industriale Rame di Reggiolo davanti ai cancelli del cantiere.

“Crediamo si tratti di una situazione completamente deregolata anche dal punto di vista procedurale, che colpisce le persone mettendole di fronte ad un dato di fatto e senza pensare a soluzioni alternative come il trasferimento  su un altro cantiere o l’utilizzo di ammortizzatori”, spiegano Luca Chierici e Marco Righi, segretari provinciali della Filcams e della Filt. “Andremo avanti con lo scopo di ottenere un incontro e bloccare i licenziamenti, chiediamo anche alle Istituzioni locali di prendere parola e di attivarsi per una soluzione positiva della vicenda”.