Profughi, Confcooperative: “Da politici affermazioni irresponsabili”

Il direttore Teneggi: "Rigurgiti violenti di razzismo e soluzioni estemporanee che includono il rispedirli a calci e il rispedirli con un contributo, fino a vergognose illazioni su presunti business attorno alla gestione dell’accoglienza e dei servizi”

REGGIO EMILIA – “Il dibattito che si è sviluppato in questi giorni è indegno di una città come Reggio Emilia, dove all’improvviso sembra passare un colpo di spugna su decenni di accoglienza e su una gestione della questione profughi richiedenti asilo (che sono ben altra cosa dagli immigrati clandestini) che ha garantito servizi a persone in fuga e sicurezza nel territorio”.

A scendere in campo è il direttore di Confcooperative, Giovanni Teneggi, dopo le polemiche scatenate dalla protesta dei profughi pakistani sulla qualità del cibo nella mensa di via Eritrea. “Da una vicenda piuttosto banale e facilmente affrontabile come quella della mensa di via Eritrea – sottolinea Teneggi – si è passati a rigurgiti violenti di razzismo, a soluzioni estemporanee su una questione così complessa che includono il rispedirli a calci e il rispedirli con un contributo, fino a vergognose illazioni su presunti business attorno alla gestione dell’accoglienza e dei servizi”.

“Se sono in parte comprensibili gli sfoghi di reggiani di fronte alla protesta di alcuni profughi – afferma il il direttore di Confcooperative – sono invece inaccettabili gli atteggiamenti di esponenti politici che si lasciano andare ad affermazioni superficiali, talvolta irresponsabili, che alimentano esclusivamente un clima di tensione che, in realtà, non si è mai registrato nella gestione quotidiana e ordinata dei flussi dei richiedenti asilo”.

“L’accoglienza dei profughi – prosegue Teneggi – non è una scelta, ma un dovere cui siamo chiamati non solo da una coscienza e da una storia, ma anche da norme cui dobbiamo ottemperare, e il nostro compito è quella di gestirla al meglio e in equilibrio tra le esigenze dei richiedenti asilo e le potenzialità di servizio e le ragioni di sicurezza che sussistono nel territorio”.

“Le realtà impegnate nella rete di accoglienza dei profughi – sottolinea il direttore di Confcooperative – rappresentano esempi di ciò che di meglio il nostro territorio esprime non solo in tema di accoglienza dei profughi, ma su diversi altri fronti di servizio a persone e comunità laddove si scontano situazioni di sofferenza, di disagio, bisogni di integrazione lavorativa”.

“Una rete che risponde alla Prefettura, alle amministrazioni pubbliche e si relaziona con tante altre realtà impegnate nell’aiuto ai più deboli: respingiamo dunque seccamente ai mittenti – afferma Teneggi – i populismi e le interessate e basse insinuazioni su scarsità di trasparenza da parte di chi vorrebbe rispedire a calci i profughi”.

“La cooperativa capogruppo, la Dimora d’Abramo, è un capitale di questa città – prosegue il direttore di Confcooperative – e le quote che è chiamata a gestire sono in capo ad una realtà di grande valore e in modo trasparente, a dimostrare che tutta la cooperazione sociale professionale e fortemente solidale può fronteggiare, nel nostro Paese, una delle catastrofi umanitarie del millennio”.

“Questa cooperazione – conclude Teneggi – non ha proprio nulla da nascondere: né l’impegno degli operatori né le questioni economiche, perché anche l’uso delle risorse è e sarà sempre al centro del confronto tra tutti gli attori privati e pubblici impegnati sul tema dell’accoglienza ai profughi”. Da qui l’invito di Teneggi: “riprendiamo a ragionare insieme – e in special modo la politica e tutti gli enti più direttamente impegnati nell’accoglienza, a chiunque sia rivolta – sulle cose importanti e positive fatte in questi anni, ma in un’ottica di miglioramento e non di distruzione di reti e sistemi che rappresentano una garanzia per tutti”.