Mafie, viaggio nella Cutro che resiste

Ostelli, piazze e centri della legalità dove prima c'erano beni mafiosi. "Dateci una mano a Reggio Emilia a promuovere questa struttura"

CUTRO (Crotone) – L’ostello Bella Calabria, a San Leonardo di Cutro, piccola frazione a una quindicina di chilometri dal capoluogo, è nato un anno fa, dentro una grande villa che un tempo apparteneva a una famiglia di ‘ndrangheta.  Non è  l’unico bene confiscato, in quel territorio comunale. Sempre a San Leonardo, c’era anche un palazzone di cinque o sei piani, quasi un simbolo di potere che sovrastava le casette basse del paesino, in spregio all’urbanistica o anche soltanto all’estetica, al punto che si è scelto di abbatterlo completamente.

Adesso, al suo posto, c’è una piccola piazza intitolata a Lea Garofalo, la giovane donna calabrese che testimoniò contro un clan e per questo fu assassinata e bruciata. Poco lontano, a Porto Kaleo, in un’altra struttura confiscata, ha sede il Centro educazione legalità e ambiente (Cela), gestito dal Wwf e da Libera.

A gestire l’ostello è invece l’associazione “Amici del tedesco”, che da una decina d’anni opera a Crotone – particolarmente attraverso un gemellaggio con la città di Hamm – come centro di aggregazione giovanile, di diffusione della lingua tedesca, di promozione del turismo e della economia locali. “Quando c’è stato il bando per l’assegnazione del bene confiscato a San Leonardo e del relativo finanziamento  –  racconta Loris Rossetto, padre veneto e madre calabrese, presidente della associazione – abbiamo raccolto tutte  le informazioni necessarie per affrontare una impresa di questo genere. Abbiamo chiesto garanzie alle istituzioni e suggerimenti a chi ha esperienza in questo settore, in particolare a Libera. Ci siamo decisi, abbiamo partecipato al bando e il 15 aprile 2015 siamo partiti”.

L’ostello è un po’ in collina, a due o tre chilometri dal mare, che si vede in lontananza. Ha 24 posti letto, suddivisi in 9 stanze da due a cinque persone, alcune con bagno proprio, altre con bagno in comune. Ci sono due locali ad uso collettivo, uno con bigliardino e ping pong, l’altro attrezzato per la colazione self service, eventualmente anche per prepararsi i pasti. Tutto decoroso, pulito, ordinato.  Con regole e raccomandazioni di sobrietà, di risparmio nel consumo di acqua e di energia, di rispetto degli altri ospiti.

Non sono forniti servizi quotidiani nelle camere, né reception h 24, il che consente di mantenere bassi i costi di gestione, e quindi le tariffe. “In questo primo anno – dice Rossetto – abbiamo avuto circa quattrocento ospiti. Tedeschi, ma anche italiani, compresi alcuni insegnanti con scolaresche, che accompagniamo ad incontrare gli amici di Libera nei terreni agricoli pure confiscati alla ‘ndrangheta”. Puntiamo su un turismo non puramente consumistico, diciamo di tipo equo-solidale, curioso di conoscere la storia, la cultura, le persone, le potenzialità del nostro territorio”.

Naturalmente, almeno all’inizio, le preoccupazioni non mancavano. Avviare  una attività in un edificio che, seppure parecchi anni prima, era proprietà di certi personaggi non fa stare esattamente tranquilli. “Non sapevamo come ci avrebbe accolto la popolazione di San Leonardo. Noi non veniamo da molto lontano, però non siamo nemmeno proprio del luogo. Fortunatamente, non ci sono stati problemi, salvo qualche inconveniente di carattere soltanto tecnico. Il rapporto con i residenti è buono”.

Nessuna pressione sospetta? “No, solo all’inizio qualche richiesta di prendere a lavorare qualcuno di qui. Ma avevamo già selezionato il personale e sapevamo che non era il caso di aggiungerne altro”.  Adesso, si tratta di andare avanti, anche quando finiranno i fondi del finanziamento per la fase di avvio. “Se ci invitate a Reggio Emilia  – butta lì Rossetto – veniamo di corsa a farci conoscere, a promuovere l’ostello dalle vostre parti”. Perché no, se può dare una mano alla legalità, al lavoro, a uno sviluppo pulito?