Mafie, Aemilia: arriva l’ora del supertestimone

Ben quattro udienze, a partire dall'11 maggio, per ascoltare il comandante dei carabinieri di Fiorenzuola che avviò l'indagine

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REGGIO EMILIA – Dalla prossima udienza dell’11 maggio il processo Aemilia entra nel vivo. A deporre come testimone nell’aula speciale del Tribunale di Reggio Emilia sara’ infatti Andrea Leo, ex comandante dei Carabinieri di Fiorenzuola D’Arda ora trasferito ai Ros di Catanzaro, le cui indagini hanno scoperchiato il “vaso di Pandora” e fatto emergere il radicamento delle cosche di ‘ndrangheta.

E’ gia’ stimato che per ascoltarlo serviranno almeno quattro udienze, considerato che la relazione stilata dai carabinieri di Fiorenzuola all’esito delle indagini e’ di circa 4.000 pagine. Intanto, nell’udienza di oggi i pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi hanno continuato a scavare nei meccanismi per aggirare il fisco utilizzati dalle aziende degli imputati. Uno schema emerso con regolarita’ e’ quello delle cosiddette “frodi Carosello” finalizzate cioe’ ad evadere l’Iva attraverso una serie di passaggi di merce (televisori e schede di memoria) tra varie societa’ appartenenti a Stati diversi dell’Unione europea e con l’ausilio di societa’ “cartiere”, che avevano il solo compito di emettere documenti fiscali.

Un filone di indagine supportato questa mattina dalle testimonianze di diversi funzionari dell’Agenzia delle Entrate e della Dogana non solo di Reggio, ma anche di Parma, Ancona e Bergamo. Un capitolo rilevante dunque, ma ancora confinato ai margini dei reati contestati al sodalizio criminale emiliano, che verranno affrontati nella prossima udienza. Un aspetto questo che uno degli avvocati difensori non ha mancato di sottolineare ironizzando: “Pensavo di essere in un processo di mafia, ma sembra una commissione tributaria”.

Nel frattempo l’avvocato Carmen Pisaniello, che difende uno degli imputati eccellenti del processo, Michele Bolognino, ha chiesto al collegio dei giudici di esprimersi a sostegno dell’istanza di avvicinamento presentata per il suo assistito. Il motivo? Verrebbe compromesso il suo diritto alla difesa. Bolognino e’ infatti detenuto in regime di 41-bis nel carcere dell’Aquila struttura che, riporta Pisaniello, “e’ difficile da raggiungere, ci vogliono cinque ore di macchina all’andata e al ritorno”.

Le comunicazioni con l’imputato avvengono oggi via telefono tra il carcere di Reggio e quello dell’Aquila. Per questo Pisaniello ha inoltrato al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) un’istanza per far tasferire Bolognino a Parma, che e’ stata pero’ respinta. Il legale ha interessato oggi la corte strappando un impegno al presidente Francesco Maria Caruso.

“Siamo orientati a che tutti gli imputati possano esercitare al massimo il loro diritto di difesa. Quanto chiesto non e’ nei poteri della corte, ma metteremo al corrente chi di dovere di questa situazione”, dice il presidente. In una delle precedenti udienze Bolognino si era anche lamentato del fatto di dover richiedere al carcere dell’Aquila un’autorizzazione singola ad ogni colloquio con i familiari, nonostante avesse ottenuto in precedenza un nulla osta “permanente”.

L’udienza di oggi ha infine registrato alcuni aggiustamenti procedurali, tra cui sulla possibilita’ dei detenuti di ascoltare le intercettazioni che li riguardano da un pc nelle loro celle e la presenza di una trentina di studenti dell’istituto Bus Pascal di Reggio. I ragazzi coinvolti nell’iniziativa di Libera hanno assistito al processo dal maxischermo in una sala del primo piano del tribunale e non, come la scorsa volta, direttamente dall’aula (fonte Dire).

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