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Grissin Bon, va’ dove ti portano Della Valle e Aradori

Stasera sapremo se Sassari ha ancora qualche goccia di benzina nel motore per allungare la serie di un’altra partita

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REGGIO EMILIA – Win or go home. Spalle al muro. Vincere per sopravvivere. La narrazione della serie tra Reggio Emilia e Sassari ci porta esattamente a questo punto. Non poteva essere altrimenti. Stasera sapremo. Sapremo se Sassari ha ancora qualche goccia di benzina nel motore per allungare la serie di un’altra partita (due se fossi in un tifoso del Banco sarebbero un miraggio) o se Reggio ha la capacità e la forza (il talento, quello c’è e si nota) per chiudere il conto.

Tuttavia mi soffermo sulla partita dell’altra sera. Giusto a compendio di ciò che avevo scritto nel post gara 1. Della Valle in sospensione. La Grissin Bon, rebus sic stantibus, va dove la portano Amedeo Della Valle e – in subordine – Pietro Aradori. Il primo soprattutto lunedì sera è impressionante. Cambia l’inerzia della partita da solo, anche perché non ha bisogno di niente per generare attacco. Il rilascio di palla è al fulmicotone, le finte e la tecnica se le porta da casa (non credo che le sezioni individuali abbondino alla Cassala… e il concetto di player development non sia troppo abusato da quelle parti).

Non c’è antidoto. Se riesce a mantenersi un minimo disciplinato in difesa (e lì serve applicazione mentale e molto meno istinto che in attacco, il che implica un suo salto di qualità) sky’s the limit ma soprattutto gli avversari non hanno l’uomo per fermarlo. Inoltre è il classico giocatore che quando gli si chiude la vena in attacco ha implicazioni psicologiche su tutto l’ambiente, perché mette in partita il pubblico (partito carico, sala operatoria quando Sassari aveva in pugno l’inerzia, “vi vogliamo così” a pericolo scampato…. –).

E’ un altro vibe quello che si respira quando il ricciolo entra in #lafacciacattiva mode. Per quanto riguarda Aradori, quello che ho visto in gara 2 è che Sassari con un Devecchi commovente gli ha reso difficile la vita in quelle che sono le sue comfort zones: post basso, avvicinamenti dall’angolo, uno contro uno… Nonostante un talento offensivo rimarchevole è un giocatore paradossalmente più arginabile rispetto ad ADV. Ma per Reggio Emilia si passa da lì. O l’uno, o l’altro. Per il momento.

E’ proseguita la strategia su David Logan. Il principio mi pare è: tutti ma non da lui. Il tutto è stato portato ad un estremo assoluto, visto che su Logan (e in parte anche su Akognon) è scattata la triplice marcatura. Con show a metà campo. Per tre quarti Sassari è stata pronta a superare questa strategia estrema (superato il primo schermo, l’azione si è conclusa, spesso e volentieri, con una schiacciata o un comodo appoggio). Al quarto quarto la cottura ha preso il sopravvento ed è diventato tutto più difficile. Al di là di ciò è stato salutare vedere che per lo meno una certa preparazione tattica alla serie c’è stata. Quindi props up allo staff tecnico reggiano.

La strategia suddetta si rivela efficace perché Sassari, come accennato, mi pare cotta. Probabilmente lo sforzo operato per rientrare stabilmente tra le prime otto ed accedere ai play off sta presentando il conto al Banco di Sardegna. In particolare lo spauracchio Logan è quello che pare più bollito di tutti. D’altronde quest’anno il personale attorno non è in grado di sollevargli le incombenze offensive come quello dell’anno passato. Inoltre giocatori come Akognon hanno si talento, ma guardata dall’ottica sassarese, non sai mai cosa ti può dare partita dopo partita. Arrivati al momento del redde rationem – questo – è un problema. David Logan, a Sassari è Win or Go Home

Inoltre la strategia suddetta ha efficacia perché, per caratteristiche, i piccoli sassaresi tendono a tenere molto la palla, e non sono così veloci a leggere il raddoppio e liberarsi rapidamente della palla. Reggio ha lucrato su alcuni recuperi scaturiti proprio da queste situazioni. Fa bene coach (o diesse) Federico Pasquini a professare fiducia e tranquillità. Tuttavia, non credo che quest’anno Sassari sarà in grado di invertire l’inerzia della serie. Anche perché ci sono due partite in meno tra quelle possibili. Reggio ha tutte le armi per chiudere la serie già in Sardegna. Tenendo, inoltre, conto che si gioca ogni due giorni, e dalle semifinali in poi si viaggia al meglio delle sette: chiudere 3-0, 3-1 o, alla peggio, 3-2 fa una differenza enorme (soprattutto per i due lituani che stanno annaspando al momento).

Chiudo con una questione che farà incazzare i tifosi biancorossi, ma concettualmente me ne batto. I blocchi, quando irregolari, lo sono da entrambe le parti. Se Kadji si fa beccare ad aggiustare un blocco (e il blocco era aggiustato) è giusto fischiargli fallo, ed è una chiamata ineccepibile, perfettamente nello spirito del gioco. Però poi, da spettatore e da – scusate – un minimo conoscitore di questo sport, mi aspetto di vedere lo stesso tipo di fischio anche dall’altra parte. I blocchi di Veremeenko sono irregolari, uno sì e l’altro pure. Questi sono i play off. La palla pesa. I punti pesano. I falli pesano. Bisogna avere la personalità e pure quelle due robe di forma ovoidale generalmente sono coperte da un paio di boxer (perchè non posso pensare che arrivati a questo livello, i direttori di gara non abbiano ben chiara la differenza fra un blocco regolare e uno no) per fischiare in modo uniforme, indipendentemente dal fattore campo e dal momento della partita. Soprattutto quando sta roba è sistematica, continua, e a compierla è uno largo come un armadio a tre ante, quindi ben visibile.

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