Truffa da dieci milioni di euro nel trasporto: venti arresti

Si accreditavano come importanti ditte di trasporto nazionali e internazionali, ma in realtà le merci non giungevano mai a destinazione

SAN POLO (Reggio Emilia) – Si accreditavano come importanti ditte di trasporto nazionali e internazionali, ma in realtà le merci non giungevano mai a destinazione e venivano successivamente collocate sul mercato attraverso una fitta rete di ricettatori compiacenti. Il valore delle merci recuperate ammonta a un milione di euro, il totale delle merci di cui gli indagati si sono impossessati ammonta a dieci milioni di euro, ci sono 111 episodi accertati di appropriazione indebita e ricettazione e infine sono stati sequestrati diversi veicoli (a San Polo un tir)

Una presunta associazione per delinquere è stata sgominata all’alba di martedì in un’operazione che ha portato all’esecuzione di 29 misure cautelari: quattro in carcere, 16 ai domiciliari e nove obblighi di dimora. Sono stati inoltre sequestrati numerosi beni mobili, tra cui 39 automezzi pesanti e semirimorchi utilizzati per l’illecita attività, e sono state denunciate 38 persone.

Le misure cautelari, emesse dal gip del Tribunale di Nocera Inferiore, sono state eseguite nell’Agro Sarnese Nocerino, nell’hinterland vesuviano, nei comuni costieri a sud di Napoli, in Sicilia e in Lombardia. Sequestri anche a San Polo dove hanno operato i carabinieri della locale stazione. Le indagini condotte dalla polizia di stato della sezione di polizia giudiziaria della procura di Nocera Inferiore, insieme all’attività dei carabinieri della stazione di San Polo d’Enza prima e nucleo operativo e radiomobile di Salerno poi, hanno portato alla luce l’operatività criminale del gruppo, organizzato in più compagini associative, che, muovendosi sull’intero territorio nazionale — con riferimenti anche all’ estero-, si dedicavano a truffe ed appropriazioni indebite nel settore del trasporto merci su strada per conto terzi ed elevato è stato il numero di episodi scoperti.

Particolari e numerosi sono stati i sequestri operati in tutt’Italia per un valore commerciale complessivo di svariati milioni di euro. Le indagini hanno preso inizio da un’intercettazione telefonica in uso ad personaggio con precedenti per reati analoghi, dalla quale emergeva che vi era un altro sodalizio criminale operante nell’agro nocerino sarnese che veniva alla luce all’esito dell’attività d’indagine.

Inizialmente sono rimasti nell’ombra i veri responsabili ovvero i promotori dei sodalizi criminosi che operavano dietro i singoli reati, sodalizi che, dopo aver organizzato il delitto ed essersi appropriati della merce da trasportare, provvedevano successivamente a piazzare i beni trafugati rivolgendosi ad una fitta rete di  ricettatori compiacenti, capillarmente organizzati su tutto il territorio nazionale, se non affiliati. I gruppi di correi utilizzavano due meccanismi ben collaudati al fine di sottrarre le merci agli aventi diritto.

Il primo consisteva nella utilizzazione delle credenziali di una ditta di trasporto realmente esistente per raccogliere la commessa e far proprio successivamente il carico. E’ il caso scoperto grazie all’attività svolta dalla stazione dei carabinieri di San Polo, denominata Toto truffa, condotta nel gennaio del 2012, che in poco tempo ha consentito di ricostruire oltre 50 episodi delittuosi.  Una volta entrati in possesso dei dati identificativi di una impresa realmente operante (partita Iva. numero di iscrizione alla camera di commercio, numero di polizza assicurativa, Durc etc.), gli indagati falsificavano ad hoc e li utilizzavano per i loro fini illeciti spacciandosi per i titolari.

Provvedevano a falsificarne la documentazione amministrativa e le polizze assicurative il tutto mentre l’impresa (vera) era totalmente ignara della attività delittuosa in corso. Successivamente, acquisivano sui siti specializzati richieste provenienti dalle ditte committenti individuato il carico di interesse (in base al valore economico della merce ovvero in base alle richieste provenienti dagli abituali ‘ricettatori”), inviavano e-mail contenenti offerte particolarmente vantaggiose dal punto di vista economico, in modo da assicurarsi l’incarico per il relativo trasporto.

A questo punto, provvedevano ad inviare alla ditta committente la falsa documentazione amministrativa ed assicurativa ed a comunicare il nominativo dell’autista compiacente nonché la targa del veicolo utilizzato per il trasporto, anch’essa spesso oggetto di preventiva alterazione. Dopo aver ricevuto la merce per il trasporto, l’autista anziché portarsi alla destinazione per lo scarico, spariva con il carico,  così come si rendevano irreperibili tutti i referenti della (falsa) azienda che aveva operato.

Si trattava, come è evidente, di modalità operative particolarmente insidiose, in quanto non consentivano alle ditte committenti, in sede di preventivo controllo, di rendersi conto della condotta truffaldina posta in essere in loro danno.  Gli accertamenti pur diligentemente effettuati sulla documentazione trasmessa all’ atto dell’affidamento dell’incarico davano, infatti, esito generalmente positivo, dal momento che — per effetto della spendita del nome dell’impresa donata – la ditta di trasporto cui erano affidati i beni risultava apparentemente in regola e, per giunta,  affidabile, in quanto operante sul mercato da molti anni.

Il secondo meccanismo utilizzato per la commissione dei reati consisteva nella creazione di ditte di trasporto ad hoc, da utilizzarsi per le illecite appropriazioni. I malfattori intestavano l’impresa a prestanomi pienamente inseriti nel contesto associativo e predisponevano la documentazione amministrativa ed assicurativa necessaria per la formale iscrizione e per l’assegnazione della relativa partita Iva.  Per il resto, il sistema era il medesimo analizzato nella ipotesi precedente, con sede logistica ed operativa in San Valentino Torio (SA): si intercettavano le richieste provenienti dalle ditte committenti (ovvero dalle ditte di trasporto prime affidatarie del carico); ci si accaparrava il carico attraverso offerte particolarmente vantaggiose dal punto di vista economico; alla fine si impadroniva della merce, mediante autisti sodali alla organizzazione e veicoli provvisti di targhe e di documenti di circolazione talvolta anche contraffatti.

Gli associati erano ben consapevoli che nel giro di poco tempo la notizia della attività abusiva posta in essere con una certa denominazione di impresa si sarebbe diffusa tra gli operatori del settore. Ma tale circostanza non era di ostacolo al perseguimento dei fini illeciti, dal momento che occorrevano alcuni mesi prima che il nominativo della ditta di trasporti fosse inserita nell’elenco delle ditte non affidabili dal punto di vista commerciale.  Ed in tale arco temporale, considerando la frequenza con la quale venivano consumati i reati, l’associazione poteva mettere a segno numerosissimi colpi, realizzando così ingentissimi guadagni.