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Rete 7 cede frequenze a Coop: giornalisti in sciopero

Il 31 maggio l'azienda va in liquidazione e non ci sono acquirenti. Le coop non sembrano intenzionate ad assumerli. La rabbia dei venti dipendenti che si scagliano contro Spallanzani e Mazzoni: "Navigano a vista senza piano industriale"

REGGIO EMILIA – Rete 7 e “Comunicare srl” hanno raggiunto ieri pomeriggio, nella sede di Coop Alleanza 3.0 di Reggio Emilia, un accordo per la cessione del 100% delle quote della societa’ ”Antenna”, attuale operatore di rete sul CH 42 UHF. Insomma, vengono cedute le frequenze. L’atto che ratifica l’accordo sara’ ora inviato alle autorita’ competenti per rispettare le comunicazioni previste dalla normativa.

In una comunicazione congiunta, diffusa ai sindacati, “le due societa’ dichiarano di avere raggiunto un accordo importante che consentira’ di valorizzare ulteriormente il principale canale di trasmissione televisiva assegnato alle tv locali in Emilia-Romagna. L’impegno di entrambe le societa’ e’ di arginare la grave crisi del settore radiotelevisivo privato e salvaguardare il maggior numero di posti di lavoro”, specificano Rete 7 e Comunicare.

I dipendenti di Rete 7 (una ventina), appresa la notizia sono “entrati in sciopero”, fanno sapere i sindacati: il percorso delineato per l’emittente, infatti, prevede la messa in liquidazione di Rete 7 al 31 maggio; e al momento le garanzie sul personale attualmente in forza a Rete 7 non sarebbero chiarissime. Ieri, in Regione, c’era stato un tavolo ”di crisi” sull’emittente dove, alla presenza del sottosegretario Andrea Rossi, era stato spiegato che l’accordo era in dirittura d’arrivo e che, appunto, a fine maggio Rete 7 sarebbe finita in liquidazione.

“Chiediamo a Coop, soprattutto di fronte ai contenuti riportati nel comunicato che ha diffuso, cosa intende fare del personale” di Rete 7, manda a dire Stefano Gregnanin, segretario regionale della Fistel-Cisl. Inoltre, viene rinnovato l’appello a quanti fossero interessati a rilevare Rete 7: c’erano stati infatti degli interessamenti all”emittente che pero’ non si erano concretizzati in maniera definitiva. “Chi vuole Rete 7, chi e’ interessato a fare tv in questa regione deve farsi avanti ora”, sprona Gregnanin.

Negli scorsi mesi erano circolati i nomi del gruppo Baronio di Cremona e il consorzio di emittenti locali di cui fa parte anche Telelombardia. A fine febbraio, invece, Coop Alleanza 3.0, il colosso cooperativo nato dalla fusione tra le tre grandi coop della grande distribuzione (Adriatica, Nord Est ed Estense), aveva escluso che avrebbe rilevato direttamente Antenna1 e Teletricolore, le emittenti del gruppo Rete 7 dal futuro incerto. Piuttosto era emersa l’intenzione di procedere con una societa’ di scopo per rilevare solo la frequenza e non l’intera emittente; ipotesi confermata da Coop anche in un carteggio con la Regione.

Dipendenti in sciopero
I dipendenti di Rete 7-e’Tv non ci stanno: esprimono “forte preoccupazione per la decisione dell’editore Spallanzani di mettere in liquidazione la societa’, nonostante la possibilita’ di un contratto di solidarieta’ in deroga fino al 31 dicembre”. E reagiscono, “a difesa dei posti di lavoro”, proclamando “lo stato di agitazione” e affidando alle rappresentanze sindacali “un pacchetto di 10 giornate di sciopero, compresa una giornata di sciopero immediato”.

I lavoratori commentano che è ”la classica goccia che fa traboccare il vaso. La (sola) acquisizione del canale 42, “il principale asset del gruppo”, ad oggi “significa, di fatto, venti licenziamenti”. Detto questo, i lavoratori (in un comunicato congiunto approvato all’unanimita’ e sottoscritto da Aser, Cdr e Fistel-Cisl, Slc-Cgil e Uilcom-Uil) si rivolgono anche a Coop Alleanza 3.0: non credono che l’obiettivo della sua operazione sia mandare a casa 20 persone; tuttavia, e’ anche vero che, “finora ha rifiutato il dialogo coi sindacati sulle gravi conseguenze determinate da quella operazione”.

Se su Rete 7 incombe uno showdown, la ”colpa”, per i dipendenti e i sindacati, e’ di una azienda che, “nonostante i consistenti finanziamenti pubblici ricevuti”, e’ stata capace “solo di depotenziare le produzioni, l’informazione giornalistica, il reparto commerciale, la presenza sul territorio, a differenza dei gruppi piu’ virtuosi che stanno investendo per superare la crisi e riguadagnare mercato”. Insomma, dicono lavoratori e sindacati, ci sono stati “gravi e reiterati errori gestionali della proprieta”.

Come la ”finta” chiusura delle sedi di Modena e Reggio Emilia, annunciata ai sindacati come inevitabile per ragioni di bilancio. “Quelle sedi sono state invece trasferite ad altre societa’ del gruppo allo scopo di ricorrere a lavoro precario e irregolare”. La rabbia del personale di Rete 7 e’ tanta ed erompe denunciando anche che “l’azienda ha aperto anche una procedura di licenziamento collettivo senza rispettare le previsioni di legge e di contratto. La proprieta’ e’ arrivata persino ad ammettere ai tavoli sindacali ed istituzionali le irregolarita’, ma non ha ritenuto in alcun modo di revocare quell’atto palesemente illegittimo”.

In questo quadro, “l’editore Spallanzani non puo’ continuare ad avallare la linea dell’amministratore delegato Giovanni Mazzoni che, da anni, naviga a vista e senza alcun piano industriale, nonostante le reiterate sollecitazioni dei sindacati. Se l’intenzione della famiglia Spallanzani e’ di disimpegnarsi completamente dal settore televisivo occorre individuare una strada non traumatica con uno sforzo vero alla ricerca di un compratore che assicuri una prospettiva industriale e si faccia carico dei dipendenti, diminuiti da 50 a 20 in pochi anni ed ora ben al di sotto dell’organico necessario alle funzionalita’ minime dell’azienda”.

Il sito reggiano 7per24 scrive che “trattative per “cedere” il fornitore di contenuti (ovvero tecnici, giornalisti e amministrativi) ad un gruppo di tv infraregionale, sono ancora in piedi. Si resta in attesa infatti di un’offerta concreta del gruppo di Area 10 (dal numero delle tv locali coinvolte). Nel frattempo la proprietà ha cessato la produzione dei telegiornali su Antenna1 Modena mentre a Teletricolore Reggio una parte dei dipendenti sono passati sotto un’altra società con contratti diversi rispetto ai precedenti”. (fonte Dire).