Profughi in questura: “Il cibo nella mensa non ci piace”

Una delegazione di pakistani è stata ricevuta dal questore. Si lamentano della varietà e del tipo di cottura degli alimenti. Melato (Lega Nord): "Un'offesa per gli italiani vittime della crisi"

REGGIO EMILIA – Alcune decine di profughi pakistani si sono presentati ieri a mezzogiorno all’ingresso della questura chiedendo di essere ascoltati in merito alle loro condizioni generali e, nello specifico, per quel che riguarda i pasti che quotidianamente assumono nelle mensa di via Eritrea a Reggio.

Si tratta di persone arrivate in città nei mesi scorsi, che stanno aspettando il riconoscimento dello stato di rifugiato. La delegazione dopo pochi minuti è stata ricevuta dal questore e si è lamentata dicendo che nella mense le loro lamentele non venivano prese in considerazione.

Le rimostranze riguarderebbero cibi serviti troppo o poco cotti, la varietà del mangiare e i tipi di condimenti. Sentite le loro ragioni la questura ha segnalato la cosa alla prefettura e alla Dimora d’Abramo che gestisce l’accoglienza dei profughi.

Sulla vicenda interviene Matteo Melato, commissario provinciale della Lega Nord, che scrive: “La notizia secondo cui una delegazione di presunti profughi si sia recata dal questore per lamentarsi delle condizioni in cui si trovano soprattutto del tipo di cibo che gli viene servito, risulta veramente scandalosa e un’offesa per tutti gli italiani vittima della crisi che non hanno nulla di cui sfamarsi. La cosa che desta ancora piu’ scalpore e’ che questi presunti “profughi” sono tutti di nazionalita’ pakistana dove non risultano conflitti degni di un esodo di persone o altro che possa dare la qualifica di profughi a questi soggetti. Queste persone hanno una solo qualifica: clandestini, quindi devono essere espulsi. Queste persone sono mantenute nelle strutture grazie ai soldi di tutti gli italiani e questo gesto non fa che accrescere lo scandalo di questa politica scellerata dell’accoglimento dove le cooperative, ancora la Dimora di Abramo, vedono il monopolio della gestione”.