Metalmeccanici, Unindustria: aumento stipendi legato a produttività

Il messaggio il giorno prima della conferenza stampa convocata per domani dalle tute blu di Cgil, Cisl e Uil: "Incremento salari a pioggia è impossibile, ma dei margini ci sono"

REGGIO EMILIA – La dialettica sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici, scaduto a dicembre 2015, entra nel vivo e investe anche i territori. In una delle piazze piu’ ostiche, quella di Reggio Emilia dove la Fiom-Cgil e’ l’organizzazione di gran lunga piu’ rappresentativa nelle fabbriche ed esprime il segretario nazionale della categoria Maurizio Landini, l’associazione industriali spiega in un documento pubblico le sue proposte.

L’iniziativa di Unindustria Reggio anticipa di un giorno la conferenza stampa convocata per domani dalle tute blu di Cgil, Cisl e Uil, che per la prima volta dopo quattro anni si ritroveranno unite in uno sciopero gia’ previsto il prossimo 20 aprile. “L’obiettivo – spiega il presidente del gruppo metalmeccanico di Unindustria Luca Bergonzini – e’ illustrare le nostre proposte in modo obiettivo senza dare adito a proposte non definite e incomprensioni e sperando di mantenere con i sindacati quel clima di collaborazione e dialogo positivo che ha contraddistinto le prime fasi della trattativa nel novembre dell’anno scorso”.

Ai sindacati, Bergonzini dice: “Noi parliamo non di un rinnovo, ma di un rinnovamento del contratto intendendo porre le basi non solo per il prossimo triennio, ma per il futuro. E ci auguriamo che si possa raggiungere con le parti sociali un’intesa sul contratto, che noi intendiamo come strumento di garanzia per tutti”. Nel merito del documento degli industriali, uno dei punti su cui le parti sociali non sembrano intenzionate a cedere e’ l’aumento salariale per i lavoratori.

Su questo l’associazione di categoria propone un “salario mai inferiore al ”minimo di garanzia”, agganciato al reale costo della vita e aggiornato ogni anno e un importo minimo pari a 260 euro annui da destinare alla retribuzione varabile (i premi di risultato)”. Ma “l’aumento degli stipendi – dice Bergonzini – deve essere legato alla produttivita’. Gli anni di crisi attraversati non consentono piu’ di erogare contributi a pioggia”.

Sempre in tema di retribuzioni, la proposta di Unindustria e’ di “sostituire incrementi del salario lordo contattuale, tassati mediamente al 38%, con premi di risultato tassati al 10% per garantire un salario netto reale piu’ alto mantenendo la piena contribuzione ai fini pensionistici”. Per gli industriali inoltre, “non e’ possibile aumentare i costi, anche del lavoro, in maniera indiscriminata, senza mettere a rischio altra occupazione e la sopravvivenza di tante imprese”.

Al terzo punto del documento si propone invece che “come alternativa ai premi di risultato l’importo minimo di 260 euro potra’ essere destinato al welfare aziendale, come ad esempio i buoni spesa, i buoni benzina, le spese scolastiche e per l’educazione, quelle ricreative e tanti altri benefit, erogazioni che non sono tassate”. Si parla inoltre di “assistenza sanitaria con il Fondo metaSalute a totale carico del datore di lavoro con copertura assicurativa estesa ai familiari che sul mercato costerebbe piu’ di 700 euro, senza limitazioni all’ingresso per eta’ anagrafica o patologie pregresse”.

La copertura sarebbe inoltre estesa anche ai lavoratori in cassa integrazione e in mobilita’”. Contemplate anche una pensione integrativa piu’ elevata con l’aumento del contributo dei datori di lavoro per il fondo “Cometa” e 24 ore di formazione in tre anni, con un contributo aziendale di 300 euro.

L’ultimo punto del documento e’ una mano tesa alle organizzazioni sindacali che invita a considerare “una nuova cultura del lavoro basata sulla responsabilizzazione e condivisione degli obiettivi e dei risultati” e a “lavorare uniti per affermare l’importanza della sicurezza sul lavoro ed in particolare della prevenzione”. Oltre alla necessita’ di “politiche attive per aiutare chi ha perso un lavoro a ritrovare un’occupazione attraverso la riqualificazione e cercando opportunita’ in altre aziende”.

Il messaggio e’ rivolto ai quasi 30.000 lavoratori metalmeccanici delle 2.881 imprese reggiane del settore, calate del 2% rispetto al 2014. Sono invece 400 le imprese associate al gruppo metalmeccanico di Unindustria che impiegano circa 25.000 lavoratori. Il comparto ha chiuso il 2015 con esportazioni per 5,5 miliardi, pari a quasi il 59% dell’intero export provinciale. Dopo l’accordo sul rinnovo contrattuale previsto nelle prossime settimane, i lavoratori si esprimeranno come di norma nelle assemblee.