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Le rubriche di Reggiosera.it - Editoriali

Mafie e politica, la sottile linea rossa fra inopportunità e illegalità

Oggi la partita non si gioca più sul piano del "non sono indagato" o "sono stato assolto". Ma bensì su quella sottile linea rossa che separa l'inopportunità dalla illegalità dei comportamenti

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REGGIO EMILIA – Pene ridotte rispetto alle richieste della procura che, tuttavia, confermano l’impianto accusatorio per i presunti vertici della cosca ‘ndranghetista, ma anche una sentenza, quella di ieri a Bologna, che rigetta l’ipotesi che vi siano stati rapporti illegali fra malavita organizzata e politici. Lo testimonia l’assoluzione di Giuseppe Pagliani, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, più che il proscioglimento di Bernini che è avvenuto per prescrizione.

Bisognerà attendere le motivazioni per capire perché il giudice ha deciso di assolvere Pagliani. Resta, invece, il problema del condizionamento della società civile secondo il gup Zavaglia viste le condanne inflitte al giornalista Marco Gibertini, all’ex responsabile del settore lavori pubblici di Finale Emilia, Giulio Gerrini, quelle all’imprenditore reggiano Giovanni Vecchi e alla sua compagna Patrizia Patricelli e, infine, alla commercialista bolognese Roberta Tattini.

Quel che è certo è che, dopo questa sentenza, l’Emilia-Romagna non sarà più la stessa dato che è stato certificato che, soprattutto a Modena e Reggio, agiva una cosca che riusciva ad avere ramificazioni e rapporti con il mondo imprenditoriale ed economico delle nostre terre e con i suoi ordini professionali.

La politica, si diceva, resta fuori. O meglio, viene lambita da questa vicenda. Qui il gioco è più sottile e, probabilmente, non si gioca sul profilo della legalità ma dell’opportunità delle azioni dei nostri sindaci e amministratori. Lo dimostra l’altro caso clamoroso avvenuto negli ultimi giorni: ovvero lo scioglimento per mafia del Comune di Brescello.

A Brescello, è bene ricordarlo, non ci sono indagati. Tuttavia la commissione prefettizia ha stilato un rapporto che ha convinto il consiglio dei ministri a sciogliere per mafia il Comune rivierasco. La parola chiave qui è “condizionamento”. Dalla relazione si evincerebbe che la politica (e non solo vedendo le reazioni dei brescellesi in questi giorni) sia stata condizionata dalla cosca Grande Aracri pure senza avere commesso reati.

Se questo è vero, allora, probabilmente, la classe politica reggiana, al di là delle sentenze della magistratura e delle indagini, deve fare molta attenzione, non solo a Brescello, alle scelte che ha fatto e, soprattutto, a quelle che farà nei prossimi anni nella consapevolezza che oggi la partita non si gioca più sul piano del “non sono indagato” o “sono stato assolto”. Ma bensì su quella sottile linea rossa che separa l’inopportunità dalla illegalità dei comportamenti.

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