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Il vescovo non annulla la messa per Mussolini

In una nota monsignor Camisasca scrive che la funzione prevista per sabato alle 16 a Carù "si deve celebrare ma va spostata per evitare ogni strumentalizzazione politica della vicenda"

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REGGIO EMILIA – Il vescovo Massimo Camisasca interviene nella querelle sulla messa in suffragio di Benito Mussolini, prevista per le 16 di sabato a Caru’, frazione di circa 70 abitanti di Villa Minozzo. In una nota il vescovo, pur riaffermando che “e’ dottrina consolidata della Chiesa il suffragio per i defunti, chiunque essi siano, tanto piu’ quanto piu’ si reputi che essi sono bisognosi di perdono”, chiede al parroco che la celebrazione venga spostata “per evitare ogni possibilita’ di strumentalizzazione politica di un momento che deve restare esclusivamente religioso”.

Il caso e’ scoppiato qualche giorno fa, proprio a ridosso del 25 Aprile, quando molti abitanti di Caru’, letto sul bollettino parrocchiale distribuito dopo la messa della domenica che sarebbe stata celebrata la messa per Mussolini (richiesta, a quanto si e’ saputo in seguito, da un abitante del borgo per commemorare la morte del dittatore, avvenuta il 28 aprile 1945), avevano manifestato il proprio sdegno, vista non solo la vicinanza con la festa della Liberazione, ma anche il fatto che Villa Minozzo e’ citta’ medaglia d’argento al valor militare per la Resistenza.

Alla fine Camisasca, nonostante le proteste, ha deciso di non far annullare la messa, limitandosi a chiedere che venga spostata. Inoltre il vescovo, ricordando “il sacrificio di sangue pagato dalle popolazioni di Villa Minozzo durante la Resistenza”, chiede, nella sua nota, “a Dio per tutti la grazia della riconciliazione”.

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