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Salvata la casa dei burattini di Otello Sarzi

Rossella Cantone presidente e Rolando Gualerzi vice. Il nuovo Consiglio ha già predisposto un Piano di lavoro che porterà la Fondazione a creare collaborazioni con le istituzioni della città e della regione

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REGGIO EMILIA – Tutto cambia con il rilancio della Fondazione Sarzi : è fugato ogni rischio sulla “fine”  di un pezzo di storia – non solo reggiana – del teatro di animazione. La casa dei burattini di Otello Sarzi rimane nella propria sede di via del Guazzatoio, vicinissima alla bellissima Piazza Fontanesi (amata piazza “della verdura”). La Fondazione ha rinnovato a febbraio il Consiglio e i propri vertici con Rossella Cantone presidente; Rolando Gualerzi vicepresidente;  consiglieri : Anna Bigi, Maurizia Cavazzini; Maurizio Corradini; Paolo Garuti; Guido Mora; Mauro Sarzi e  Isabelle Roth, curatrice del Museo.

Il nuovo Consiglio ha già predisposto un Piano di lavoro che porterà la Fondazione a creare  collaborazioni con le  istituzioni della città e della regione. Un moderno “riposizionamento”: culturale, pedagogico, storico,  teatrale e di spettacolo rivolto alle scuole di ogni ordine e grado, agli anziani e giovani sino alla Università.  Le attività di animazione, educazione e intrattenimento si propongono di arrivare nei quartieri, nelle biblioteche, nei centri commerciali e nelle strutture di accoglienza sociale e nelle strutture sanitarie pubbliche e private.

Il Museo, nella sede di via del Guazzatoio è visitabile gratuitamente nelle ore d’apertura o su prenotazione. Dedicato ad Otello Sarzi, maestro burattinaio di fama internazionale, figlio e nipote d’arte, scomparso quindici anni fa,  custodisce  un invidiabile patrimonio di burattini tradizionali e di grande innovatività, con testi e video di spettacoli storici realizzati e programmati dalle più importanti televisioni europee e dalla nostra RAI, Radio Televisione Italiana.

La “comunità” che ha inventato il “modello di formazione in campo pedagogico”  conosciuto ormai a livello mondiale come “Reggio Children”, deve anche il proprio successo all’intenso lavoro dei protagonisti:Loris Malaguzzi, Gianni Rodari,  Otello Sarzi e  l’Amministrazione pubblica locale, gli insegnati e tanti genitori e cittadini reggiani  che hanno partecipato  alla sperimentazione degli inizi e hanno dato vita al modello  educativo basato sui “Cento linguaggi”. Sono gli anni  1969-70 quando Malaguzzi con Otello Sarzi organizzano i primi corsi di aggiornamento su costruzione e animazione dei burattini per una quarantina educatrici,. Gli incontri di formazione avvengono  al Teatro Municipale (ora RomoLo Valli) e Gianni Rodari, che in quegli anni era spesso in città a fare progetti con Malaguzzi e Sarzi , affermò che “il burattinaio è il più bel mestiere del mondo”.

E’ ormai confermato, ricorda Mariano Dolci, già collaboratore di Otello Sarzi e responsabile del Comitato Scientifico della Fondazione, che “ il teatro, o , più precisamente , in un primo approccio, l’espressione drammatica, si trova alle sorgenti di tutte le forme di espressione. Vero e proprio esercizio dei sensi, dell’intelligenza e dell’immaginario. Per sua natura stimola congiuntamente, fra gli altri: l’espressione del linguaggio orale e quella del corpo e dei suoi gesti e mutamenti; allena all’ascolto, all’attenzione, alla osservazione, alla memoria, all’amicizia. Una suggestiva frase di Jerome Bruner , uno dei più conosciuti e influenti psicologi americani del ventesimo secolo, figura chiave nella cosiddetta “rivoluzione cognitiva”, professore emerito alla New York University, cittadino onorario di Reggio Emilia dal 1997,  ha affermato:“non ha una vita chi non la racconta”.

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