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Processo Aemilia: show di un imputato

Insulta il ministro Delrio, il prefetto di Reggio e l'ex presidente della Provincia Masini. Il sindacato ammette: "Mancati controlli nel lavoro"

REGGIO EMILIA – Show di un imputato nell’aula del processo Aemilia. Registra anche questo la cronaca della prima udienza del procedimento contro le cosche di ‘ndrangheta, che si è svolta questa mattina nel Tribunale di Reggio. Si tratta di Francesco Amato, detenuto agli arresti domiciliari e rappresentato da un difensore d’ufficio, che è stato allontanato dall’aula dopo aver ripetutamente interrotto il lavori del procedimento. Scortato fuori dagli agenti della Polizia penitenziaria, Amato ha lanciato pesanti strali contro il ministro Graziano Delrio, il prefetto di Reggio Raffaele Ruberto e l’ex presidente della Provincia Sonia Masini, a suo dire conniventi con il terrorismo islamico.

“Bravi comunisti” ha detto Amato rivolto ai giudici prima di andarsene.

Michele Bolognino, detenuto all”Aquila e rappresentato dall’avvocato reggiano Carmen Pisaniello, ha invece denunciato in videoconferenza di non poter avere colloqui con la propria famiglia e di soprattutto di essere impossibilitato a vedere la figlia avuta lo scorso agosto, pur avendo in mano un’autorizzazione “permanente” rilasciata dal Gip. Il direttore della struttura carceraria dell’Aquila, invece, imporrebbe secondo Bolognino un’autorizzazione specifica per ogni visita.

Da qui l’appello dell’imputato al presidente del collegio dei giudici Francesco Maria Caruso, a porre rimedio alla situazione.

In aula oggi presente anche l’imprenditore modenese Augusto Bianchini, accusato di aver avuto rapporti proprio con Bolognino, che la scelta di assistere all’udienza la giustifica così: “Mi aspetto – dice – che emerga la verità”. Quanto alla possibilità per la stampa di effettuare riprese o fotografie, pm e parti civili si sono rimessi alla decisione del Tribunale e il presidente Caruso le ha vietate per imputati o testimoni che non sono consenzienti

L’Autocritica della Cgil: La Cgil era presente in forze questa mattina a Reggio Emilia, per assistere alla prima udienza.

Il sindacato si è infatti costituito come parte civile non solo come Cgil dell’Emilia-Romagna, ma anche attraverso le Camere del lavoro di Modena e Reggio . Non a caso, oltre al segretario regionale Vincenzo Colla erano presenti oggi nel Tribunale reggiano anche i segretari provinciali Guido Mora (della Cgil di Reggio) e Tania Scacchetti (della Cgil di Modena).

“Il sindacato, che rappresenta tanti lavoratori anche in Emilia- spiega per tutti Mora- è un soggetto alternativo alla criminalità organizzata. Noi abbiamo dimostrato di essere parte attiva costituendoci parte civile nel processo e lo vogliamo fare anche in futuro”.

Sul tema del lavoro e del radicamento mafioso nel tessuto imprenditoriale, Mora però avvisa: “Occorre fare autocritica sulle scarse attenzioni che in passato si sono manifestate. Noi lo abbiamo fatto anche come sindacato. Serve questo salto di qualità di autocritica, perché da qui si parte per svolgere un ruolo attivo e consentire che questo processo apra una fase nuova nel nostro territorio”. A giudizio del reggiano, tuttavia, anche se Reggio “non avra” avuto tutti gli anticorpi” non è “però contagiata e ha gli strumenti per poter reagire”. Pertanto, conclude Mora, “occorre evitare estremizzazioni”.