Mafie, Roberti: “L’Emilia reagisce dopo silenzio e omertà”

Il procuratore nazionale: "La lotta dei magistrati non basta. Servono presidi di legalità e tocca anche alla politica"

REGGIO EMILIA – Dopo la relazione annuale dell’antimafia che ha fornito un ritratto impietoso della situazione in Emilia-Romagna, il procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti assicura: “Si puo’ voltare pagina e sconfiggere la criminalita’ organizzata”. Il magistrato era oggi a Bologna per partecipare ad un incontro con gli studenti nelle aule di Giurisprudenza di via Belmeloro. “Non basta il contrasto giudiziario, e’ necessario ma non sufficiente”, avverte pero’ Roberti.

“Dopo che e’ intervenuta la magistratura ci vogliono presidi di legalita’, bisogna fare si’ ad esempio che la legge regionale del 2011 non rimanga sulla carta”, dice citando il provvedimento menzionato poco prima dalla presidente dell’Assemblea legislativa Simonetta Saliera, altra relatrice del convegno. Anche parlando coi cronisti, Roberti aveva sottolineato che una reazione, nelle terre del processo Aemilia, c’e’ stata.

“In Emilia registriamo, e ci fa piacere dirlo, un inizio di rottura rispetto ad un passato di silenzio e di omerta’ da parte della societa’ civile, una acquisizione di consapevolezza della gravita’ del fenomeno dell’insediamento ‘ndranghetista e una volonta’ di reagire”. Tutto cio’ e’ arrivato pero’ “dopo un lungo periodo di negazione, di disattenzione e di sottovalutazione”. Adesso, e’ l’invito del procuratore, “bisogna cogliere questa opportunita’ di consapevolezza per potere reagire. Ci vogliono scelte politiche ma ci vuole anche una cultura nuova, rinnovata”.

Roberti e’ tornato anche alle origini dell’insediamento ‘ndranghetista, in particolare nella provincia di Reggio Emilia. “La mafia si e’ insediata in Emilia-Romagna con la forza dei soldi, sono arrivati con gli stupefacenti e si sono insediati con la corruzione”. Saliera ha rivendicato che la presa di coscienza, almeno quella, c’e’ stata. “L’Emilia-Romagna da tempo ha preso atto di non essere immune dalle mafie. La nostra forza e’ stata non voler nascondere la polvere sotto il tappeto, ma lavorare per rafforzare gli anticorpi. Ma non siamo riusciti – ammette – ad erigere muri invalicabili”. A portare i saluti all’iniziativa c’era anche il rettore dell’Ateneo di Bologna, Francesco Ubertini.

“L’obiettivo dell”Universita’ – ha detto – non e’ solo formare bravi professionisti, ma anche ottimi cittadini”. Combattere le mafie “e’ un imperativo anche etico e morale e noi ci saremo. Insieme si puo'” (Fonte Dire).