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Libia, ancora incerto il rientro degli italiani

Tripoli: "Consegna avverrà domani dopo una conferenza stampa a Sabrata". Saranno rimpatriati nel più breve tempo possibile' i corpi di Failla e Piano, i due italiani uccisi due giorni fa in Libia

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REGGIO EMILIA – Tempi incerti per il rientro in Italia di Filippo Calcagno e Gino Pollicardo, i due tecnici liberati in Libia. Dopo l’annuncio di Renzi dell’imminente ritorno, dal governo di Tripoli hanno fatto sapere che è tutto rinviato a dopo la conferenza stampa fissata per domani alle 12 a Sabrata che servirà a “fornire dettagli della liberazione dei due italiani”. Lo ha detto all’Ansa il direttore del dipartimento media stranieri del governo Tripoli, Jamal Zubia, aggungendo che un piccolo aereo italiano è arrivato a Sabrata”.

Ma intanto Rosalba Failla, moglie di Salvatore, uno dei due tecnici italiani uccisi accusa l’Italia. “Lo Stato italino ha fallito: la liberazione dei due ostaggi è stata pagata con il sangue di mio marito” – afferma attraverso il suo legale Francesco Caroleo Grimaldi. “Se lo Stato non è stato capace di riportarmelo vivo – aggiunge – ora almeno non lo faccia toccare in Libia, non voglio che l’autopsia venga fatta lì”.  La moglie del tecnico prosegue affermando che la salma “la stanno trattando come carne da macello. Nessuno, tra questi che stanno esultando per la liberazione ha avuto il coraggio di telefonarmi”. La vedova, attraverso l’avvocato Caroleo Grimaldi, ribadisce: “Voglio che il corpo rientri integro e che l’autopsia venga fatta in Italia”

“State tranquilli, torno presto”. E’ il messaggio che in più telefonate Filippo Calcagno, 65 anni, uno dei tecnici della Bonatti liberati in Libia, ha fatto alla sua famiglia, a Piazza Armerina, nell’Ennese. Lo riferisce la nuora, Ivana, che parla di “nuovo giorno”. Sul rientro dice che loro “non sanno ancora tempi e modalità”, né se lo aspetteranno a casa o se andranno, eventualmente, a Ciampino (Roma), dove potrebbe atterrare il volo proveniente dalla Libia.  “Sicuramente – spiega la donna – oggi per noi è un nuovo giorno, ma la nostra è una felicità spezzata perché il nostro pensiero costantemente va alle famiglie dei due colleghi di Filippo che non potranno riabbracciare i loro cari.  Finalmente siamo riusciti un poco a dormire – aggiunge – rispetto ai mesi passati nell’angoscia ad aspettare”.

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