Landi Renzo, profondo rosso: perdita di 35 milioni

Conti in netto peggioramento rispetto al 2014: cala leggermente l'indebitamento che resta di quasi 60 milioni di euro

REGGIO EMILIA – Profondo rosso per la Landi Renzo che chiude il 2015 con una perdita di 35,3 milioni di euro in netto peggioramento rispetto al rosso di 1,8 milioni del 2014 e al passivo di 25,6 milioni del 2013. Il risultato, si legge in una nota, risente anche di una svalutazione del credito per imposte anticipate che, pur non comportando un’uscita di cassa, è pari a 6,4 milioni.

Il fatturato scende a 205,5 milioni da 233,2 milioni di euro, “in uno scenario caratterizzato dall’elevato e repentino ribasso delle quotazioni del petrolio”, spiega il gruppo attivo nel settore dei componenti e dei sistemi di alimentazione a Gpl e metano per autotrazione.

L’Ebitda rettificato da oneri non ricorrenti si attesta a 5,8 milioni da 18,3 milioni di euro. Considerando l’attuale contesto del settore di riferimento Landi Renzo prevede per il 2016 un fatturato tra 200 e 210 milioni e un Ebitda di 12-15 milioni. Atteso inoltre il ritorno al pareggio economico entro il 2017.

“Dato lo sviluppo temporale di alcuni progetti, nonché la stagionalità di alcune aree di riferimento, il fatturato si svilupperà soprattutto nella parte centrale dell’anno con un primo trimestre più debole”, dice il comunicato. La posizione finanziaria netta è negativa per 59,5 milioni rispetto a 72,1 milioni al 30 settembre 2015 e a 47,2 milioni al 31 dicembre 2014.

Attualmente i dipendenti della Landi Renzo sono in solidarietà e lavorano 4 giorni su 5.  Nell’autunno scorso l’azienda ha dichiarato novanta esuberi e ha chiesto alla Fiom di poter accedere alle procedure di mobilità volontaria che prevedono un incentivo all’esodo per chi vuole lasciare l’azienda. Richiesta, peraltro, accordata dopo una discussione con i lavoratori e che sarà ratificata domani in un’assemblea.

L’azienda di Corte Tegge che produce impianti a gas per auto, di proprietà di Stefano Landi, ex presidente di Unindustria, attuale presidente della Camera di commercio, si fa dunque sempre più grave. Non aiutano i prezzi del petrolio che continuano a rimanere bassi e il fatto che molte aziende produttrici di automobili stiano iniziando a produrre loro stesse gli impianti a gpl che montano direttamente sulle loro auto.