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La madre di Regeni: “Sul suo volto ho visto tutto il male del mondo”

I genitori del giovane ucciso in senato escludono che Regeni collaborasse coi servizi segreti. In obitorio lo hanno riconosciuto "solo dalla punta del naso, non vi dico quel che gli hanno fatto"

ROMA – “Sul viso di Giulio ho visto riversao tutto il male del mondo”. Lo ha affermato la madre di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano ucciso al Cairo. La donna e il marito hanno parlato a Roma in una conferenza stampa in Senato a cui ha partecipato anche il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione per i diritti umani. Con loro esponenti di Amnesty international Italia.

“Se il 5 aprile sarà una giornata vuota confidiamo in una risposta forte del nostro Governo. Forte ma molto forte. E’ dal 25 gennaio che attendiamo una risposta su Giulio”, ha aggiunto la donna, sottolineando che loro, come genitori, “a livello viscerale sapevamo che nostro figlio non era nei servizi segreti, con tutto il rispetto per chi fa il lavoro di intelligence”. Il ragazzo viveva da quasi 10 anni lontano dalla famiglia ma tra loro c’era un rapporto fortissimo. Il padre ha ribadito che con il figlio avevano “contatti frequenti e profondi, ci raccontava tutto dei suoi rapporti al Cairo e niente lasciava minimamente pensare che lavorasse con i servizi” – e che quando è partito dall’Italia per tornare in Egitto era “sereno, contento e tranquillo”.

La donna, che si dice ormai incapace di piangere, ha spiegato: “In obitorio ho riconosciuto Giulio solo dalla punta del naso, non vi dico quel che gli hanno fatto”. “Il suo era un viso sorridente, con uno sguardo aperto… Il suo volto, come restituito dall’Egitto è completamente diverso. Al posto di quel viso solare e aperto c’è un viso piccolo piccolo piccolo, non vi dico cosa gli hanno fatto. Su quel viso ho visto tutto il male del mondo e mi sono chiesta perché tutto il male del mondo si è riversato su di lui”.

Poi, denunciando la situazione dei diritti civili e umani in Egitto, la signora Paola Regeni ha detto: “Se ci riferiamo a quel che è accaduto, e cioè alle torture subite da un cittadino italiano, allora è probabilmente un caso isolato. Ma altrimenti non lo è affatto poiché gli stessi amici di Giulio, la parte amica dell’Egitto, ci hanno detto che lo hanno torturato e ucciso come un egiziano”. La morte di Giulio “non è dovuta al morbillo o alla varicella. Forse le sue idee non piacevano?”.

Il padre Claudio Regeni ha affermato che la famiglia ha ” fiducia nelle nostre istituzioni e andremo avanti con loro, ma crediamo che un richiamo forte sia necessario se non arriveranno risposte concrete”. A fronte dei ripetuti tentativo di depistaggio da parte dell’Egitto, Regeni ritiene che “le proposte avanzate dal senatore Manconi siano la risposta giusta in mancanza di collaborazione. Non abbiamo mai avuto la sensazione che il governo egiziano voglia collaborare seriamente”.  Le proposte di Manconi? Richiamare l’ambasciatore italiano al Cairo per consultazioni, rivedere le relazioni consolari tra i due paesi, inserire l’Egitto nell’elenco dei paesi non sicuri dell’unità di crisi della Farnesina.