Kaukenas e l’attimo di infinito nella triple del 93 a 90

«Kaukenas… c’è!», urlerebbe nel microfono Guido Meda, probabilmente senza più un filo di voce.

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REGGIO EMILIA – «Kaukenas… c’è!», urlerebbe nel microfono Guido Meda, probabilmente senza più un filo di voce. «Kaukenas… c’è»…ed era ora, dico io!. Questo post è dedicato a quelli che più o meno scherzosamente ritengono che io sia prevenuto nei confronti del lituano.

Rimas Kaukenas saluta il pubblico. Il lituano ieri si è meritato ogni singolo applauso dal pubblico presente in Via Guasco. Per quello che può contare, lo dico così, senza troppi giri di parole: non ho nulla contro Rimantas Kaukenas. Leggete il labiale: non – ho – nulla – contro – Rimantas – Kauekenas.

Ho il massimo rispetto per l’uomo (che non ho la fortuna di conoscere personalmente) che ovviamente seguo mediaticamente attraverso la sua fondazione e le attività di beneficienza che conduce parallelamente alla sua attività “lavorativa”: quella del giocatore di pallacanestro. Sono l’ultimo, anzi, ultimissimo che può scalfire… scusate, che può solo sognarsi di scalfire tutto ciò che ha ottenuto, in termini di vittorie, trofei, palmares in una carriera gloriosa. Nè mi sogno di farlo. Anzi!

Penso, e sono sincero quando lo dico, che uno come papà Rimantas dia lustro a un club come Pallacanestro Reggiana e che la sua presenza in biancorosso si inserisca perfettamente nel solco dei Bob Morse, degli Joe Bryant e, ultimo solo perché saving the best for last, Mike Mitchell.

Tuttavia, pur con fatica, pur ferito da molteplici pratiche, più o meno, inqualificabili, il diritto di critica, in questo Paese c’è ancora. Ed io, nel mio infinitesimale, me ne avvalgo. E’ il brodo di cultura in cui sono cresciuto (grazie ai miei genitori che mi hanno insegnato ad usare il cervello) ed agli studi cui mi sono dedicato in età giovanile e adulta. Il valutare criticamente qualcosa, è, per me, principio imprescindibile tutte le volte che accendo il laptop ed ho un foglio bianco davanti a me. Quindi, quando penso, in assoluta libertà, che Kaukenas l’abbia fatta fuori dal vasetto – per come la vedo io – lo scrivo, e lo motivo.

A qualcuno può non piacere? Mi spiace, ma non ne sono mortificato e né mi sento in  colpa. Questo, che piaccia o no, è uno spazio mio e come tale ne faccio – spero, legalmente – l’uso che più mi aggrada. Ho imparato, infine, che i totem, come i mostri sacri, si possono anche mettere in discussione se se lo “meritano”. Il general consensus è roba che va di moda adesso, ed è quello che ci porterà diritti al disastro (anzi, no, ci sta già portando… al disastro).

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