Iren, la Cgil: “Modifica statuto, così si privatizza la multiutility”

Secondo il segretario regionale e quelli di Piacenza, Parma e Reggio "il mantenimento del controllo della società con il voto maggiorato, il sindacato di blocco e le clausole previste per evitare le scalate ostili o poteri di veto da parte delle minoranze, non potranno compensare la perdita della maggioranza pubblica"

REGGIO EMILIA – “Il mantenimento del controllo della società attraverso il voto maggiorato, il sindacato di blocco e le clausole previste per evitare le scalate ostili o poteri di veto da parte delle minoranze, non potranno compensare la perdita della maggioranza pubblica della società”.

Lo scrivono Vincenzo Colla, segretario regionale Cgil, Guido Mora, segretario provinciale Cgil di Reggio, Massimo Bussandri, segretario provinciale della Cgil di Parma e Gianluca Zilocchi, segretario della Cgil di Piacenza, relativamente alla modifica dello statuto di Iren che dovrebbe permettere ai Comuni di soci di mantenere il controllo della società (grazie al voto maggiorato) anche se, di fatto, vendendo quote, andranno sotto al 51%. Secondo il sindacato, invece, in questo modo “si privatizza la società”.

Scrivono i sindacati: “Questi accorgimenti non saranno sufficienti a contrastare gli effetti concreti della privatizzazione della società a partire dall’aumento della pressione tra interesse pubblico e profitto, per cui Iren dovrà garantire maggiori utili al mercato, più interessato ad una remunerazione del capitale nel breve periodo. Ciò comporterà una riduzione degli investimenti, ulteriori processi di compressione dei costi e esternalizzazione, che peggioreranno le condizioni di lavoro, la qualità del servizio e i settori con minore marginalità potrebbero essere ridotti”.

E aggiungono: “Inoltre operando come gestore di parte del mercato regolamentato dell’Emilia Romagna e delle province di Torino e Genova si potrebbe compromettere l’equilibrio tra comuni, gestore e regolatore, già oggi non privo di problemi, favorendo un ritorno delle frammentazioni passate. Verrà ceduta una parte rilevante del patrimonio pubblico delle comunità e verranno anche meno le risorse dei dividendi – che andranno in maggioranza ai soci privati – indispensabili per finanziare la spesa sociale”.

La Cgil fa notare anche che “considerati i tempi previsti per l’approvazione da parte dei consigli comunali delle modifiche statutarie, a partire dalla metà del mese in corso, senza che ad oggi sia stato divulgato documento alcuno, è evidente la volontà dei maggiori soci pubblici di evitare qualsiasi confronto nel merito della decisione presa, non solo con le organizzazioni sindacali, ma soprattutto da parte delle proprie comunità e forse anche dei piccoli comuni azionisti”.

Aggiunge il sindacato: “L’unica nota positiva in tutta questa vicenda è per ora rappresentata dalla volontà del Comune di Parma di rientrare nel patto di sindacato che governa la società, dopo esserne uscito per la necessità di cedere le proprie quote azionarie per fare fronte all’ingente debito del comune, ma anche in contrapposizione al management ed agli altri azionisti della società in relazione all’accensione dell’inceneritore. Non c’è dubbio alcuno che il rientro di Parma nel patto di sindacato di Iren rafforzerà la componente pubblica della società, destinata però in futuro ad essere nuovamente modificata per effetto dei nuovi equilibri all’interno della compagine azionaria, che si determineranno  principalmente dall’espansione territoriale in atto nel nord-ovest”.

Conclude la Cgil: “Per la Cgil la difesa del 51% non significa né la difesa della società per come ha operato fino ad oggi, né il mantenimento dello status quo: se l’azienda continuerà a distribuire molta parte degli utili non investirà adeguatamente e non si svilupperà. E’ invece indispensabile che Iren rafforzi la propria vocazione come veicolo di politica industriale innovativa e di sviluppo del territorio e per questa ragione è essenziale mantenere la proprietà pubblica. E’ necessario che l’azienda assolva una funzione anticiclica nelle situazioni di crisi attraverso l’allargamento del perimetro delle attività come: il riciclo e riuso dei rifiuti per promuovere l’economia circolare; l’innovazione energetica per accompagnare i piani comunali dell’energia; gli interventi contro il dissesto idrogeologico, le bonifiche”.