Il pentito di “Aemilia” accusa Pagliani, lui: “Accanimento verso di me”

Pagliani si difende dalle accuse di Giglio: "Affermazioni false di soggetti che non ho mai incontrato in vita mia". E' accusato di concorso esterno in associazione mafiosa

REGGIO EMILIA – Non solo le intercettazioni; non solo la cena e l’incontro con personaggi in odore di mafia, ma anche le parole del pentito Giuseppe “Pino” Giglio. Ci sarebbe anche questo agli atti a carico del consigliere comunale Giuseppe Pagliani (Forza Italia), accusato di concorso esterno nell’ambito del processo “Aemilia” contro le cosche della ‘ndrangheta infilitrate nel Nord Italia.

“C’è stato un patto politico: da una parte promessi voti e finanziamenti, dall’altra promesse, diciamo, di lavori in Regione, Provincia e Comune. E in più, diciamo, un quieto vivere per il prefetto (Antonella De Miro, ndr), perché il prefetto aveva alzato un po’ un polverone”. Lo si legge nei verbali di interrogatorio di Giglio, a sua volta imputato in “Aemilia” per associazione mafiosa, e che avrebbe tra l’altro proprio descritto alcune delle modalità di rapporto tra politica e associazione criminale. Ma il pentito non si sarebbe limitato a raccontare di Pagliani, in quanto molti documenti sono costellati di “omissis” che lasciano chiaramente intendere che “Aemilia” non esaurisce il filone di indagine della Dda contro il malaffare e la corruzione.

Dal canto suo Pagliani, che si è sempre proclamato innocente, contrattacca e definisce “palesemente false e diffamatorie le dichiarazioni che ha reso l’imputato Giglio: rimango ancora una volta attonito di fronte a questo accanimento nei miei confronti. Le dichiarazioni di Giglio  sono, evidentemente,  del tutto inverosimili  e completamente smentite da tutte le prove acquisite nel processo che mi riguarda, oltrechè dal Tribunale del Riesame, la cui ordinanza è passata in giudicato”.

Secondo il consigliere, basterebbe la lettura delle dichiarazioni di Giglio “tutte peraltro “per sentito dire” e riferite da persone a me sconosciute, per capirne la falsità. Si parla infatti di presunti appalti da Comune, provincia e Regione che io avrei dovuto concedere. La verità, però, è che nel 2012 io non ero consigliere comunale, in Regione non ci sono mai stato e in Provincia, in 10 anni di politica, non ho avuto mai nemmeno lontanamente il potere di concedere un minimo appalto avendo sempre militato all’opposizione. Oltretutto quali favori elettorali avrei preteso se le prime elezioni si sarebbero celebrate non prima di due anni e mezzo dal marzo 2012? La verità è che non è mai esistito nessun patto, e tutti i testimoni lo escludono categoricamente in tutti gli atti del processo”.

I difensori di Pagliani – a sua volta avvocato –  hanno presentat0 una memoria difensiva di 70 pagine. Secondo l’imputato questo documento e le loro arringhe in udienza “hanno definitivamente smantellato l’intero impianto accusatorio della procura” E poi parla di “accanimento” che “ha raggiunto davvero limiti inaccettabili”. Il consigliere si dice però  fiducioso che il Tribunale di Bologna “affermi la mia totale estraneità a questa vicenda così come già il riesame ha fatto un anno fa”.

CI VOGLIONO GLI ANTIBIOTICI: “Sarebbe bene per tutti evitare di ripetere inutili slogan come ”l’Emilia non è terra di mafia”. O peggio ancora ”l’Emilia ha gli anticorpi”. In Emilia la mafia c’è e forse è l’ora di capire quali antibiotici è necessario procurarsi in fretta”. E’ il commento di Cinzia Franchini, presidente nazionale di Cna-Fita, presente ieri a Reggio alla prima udienza del processo Aemilia, in cui il consorzio degli autotrasportatori si è costituito parte civile.

“Sul fronte politico- prosegue Franchini- si avverte la mancanza di una reazione convincente che faccia emergere una visione d’insieme sulla questione legalità”. La presidente cita poi le indiscrezioni sulle prime rivelazioni del “pentito” Giuseppe Giglio che “confermano l”autotrasporto come luogo prediletto per il riciclaggio di denaro sporco, l’evasione sistematica e la corruttela”. Un “sistema criminogeno – riprende dunque Franchini – che non si ferma ai cutresi ma che dai cutresi prende forma e viene poi adottato e riverberato in un tessuto economico-politico emiliano evidentemente consapevole”.

Difficile quindi “assimilare questa consapevolezza alla buona fede mentre emerge con chiarezza un primo e preoccupante livello di collusione”. Insomma, conclude la presidente di Cna-Fita, “queste sono solo le iniziali evidenze che stroncano i ben pensanti della prima ora che ancora oggi insistono a sostenere che nell’autotrasporto emiliano la mafia non c’è o che costituirsi parte civile, come ha fatto la Cna-Fita all’autotrasporto non serve a nulla”.