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Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

Gandolfi al M5S: “Attacchi cialtroni al sindaco, vi si ritorceranno contro”

Il deputato del Pd, Paolo Gandolfi: "Dal processo verranno i giudizi, non certo da un bar, da un blog o da un giornale"

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REGGIO EMILIA – “Quello che sta accadendo a Reggio è gravissimo e non mi riferisco certamente al processo Aemilia, quello anzi è l’aspetto più positivo delle vicende recenti. Il processo è il coronamento di un percorso di identificazione isolamento del male e alla sua conclusione farà chiarezza, con gli strumenti  giusti,  su cosa è stata l’infiltrazione della ’ndrangheta e chi ne è responsabile. Il processo è la rivincita dei giusti.

La cosa grave è che, nel momento in cui la parte sana della società reggiana reagisce all’aggressione mafiosa, qualcuno organizza le proprie forze per delegittimare il sistema delle amministrazioni locali a partire dal Comune di Reggio, attaccando anche personalmente il sindaco Vecchi. Un squallido attacco tutto politico, orchestrato, senza nessun elemento, dal Movimento 5 Stelle nazionale e da personaggi che fanno una gita a Reggio, dicono cose insensate e nulla sanno di quello che succede.

La ‘ndrangheta si è infilata nella società reggiana da tempo, sfruttando i settori economici meno evoluti ed evitando manifestazioni visibili tipiche del potere criminale. Col tempo la criminalità organizzata ha costruito basi più solide, sempre apparentemente pulite, che con il boom dell’edilizia hanno aumentato le proprie capacità economiche.

Il passo successivo è stato tentato, ma è fallito. Il tentativo di insinuarsi nella politica e nella società reggiana, nell’economia e nella finanza locale non ha portato che a magri frutti, qualche maldestra relazione con pesci piccoli e ininfluenti che ora sono finiti tutti nella rete assieme ai padrini. Il processo Aemilia ci dirà alla fine chi sono i colpevoli e chi no, ma intanto ha definito il perimetro dell’infiltrazione delle cosche e il profilo della loro azione criminale nel nostro territorio. Il risultato netto è che a Reggio Emilia i cattivi sono alla sbarra e le persone per bene continuano a gestire onestamente la cosa pubblica.

Non ovunque nel nord Italia le organizzazioni mafiose sono state ancora scoperte e anche per questo la loro emersione dentro i gabbioni di un maxiprocesso è un buon segnale. Settanta anni di governo locale in questo territorio senza un solo amministratore o un funzionario pubblico che abbia mai subito l’accusa di corruzione o collateralismo con organizzazioni criminali. Sconfiggere chi a Reggio governa da 70 anni significa mettere in evidenza i limiti ed errori dell’azione di governo locale, che pure ci sono, e proporre credibili soluzioni diverse.

In politica proporre soluzioni alternative e credibili costa fatica e sacrificio, le scorciatoie mediatico-giudiziarie sono più facili, ma sono cialtronate che si ritorcono contro chi le attua. Il tentativo di sovrapporre l’inesistente questione della casa del sindaco Vecchi con i fatti del processo Aemilia è insensato, maldestro e dannoso. Questa azione va fermata perché tenta di distruggere una delle ultime cose sane che ancora distingueva la comunità reggiana dallo sgretolamento in corso in altre parti del Paese, il rapporto di fiducia dei cittadini con le amministrazioni locali.

Distruggendo la credibilità delle amministrazioni si aiuta certamente i criminali, che altro non sognano che una politica e delle istituzioni deboli e facili da asservire. Così non è a Reggio, così non deve essere e così non sarà perché per fortuna da noi un processo vero c’è ed è da li che verranno i giudizi, non certo da un bar, da un blog o da un giornale.

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