Delitto Gobbi, ergastolo al borettese Infante

E' stato condannato per aver aiutato nell'omicidio il cognato della vittima. Movente? Un debito da resituire, soldi giocati alle slot machine

BORETTO – Il borettese Roberto Infante è stato condannato all’ergastolo per complicità nell’omicidio Giorgio Gobbi, 43 anni, imprenditore ucciso con due fucilate in una ditta a Viadana (Mantova). Lo ha deciso la Corte d’assise di Mantova al termine del processo a carico dell’artigiano edile 51enne di Boretto; è stata anche disposta una provvisionale immediatamente esecutiva di 50mila euro a favore delle parti civili.
L’uomo avrebbe aiutato Luciano Bonazzoli, 48 anni, cognato della vittima e autore materiale (reo confesso) del delitto, e un altro complice: Edo Dolci, 50 anni di Marmirolo (Mantova).

Il cadavere di Gobbi (che abitava a Cicognolo di Cremona) venne scoperto nel bagagliaio della sua Range Rover, parcheggiata vicino a un centro commerciale di Parma. Ma il teatro del delitto sarebbe stata la ditta di Viadana, di Bonazzoli. Il movente? Gobbi aveva affidato al cognato Bonazzoli orologi e gioielli per 150mila euro, ma quest’ultimo li aveva rivenduti per giocare poi i soldi alle slot machine. Era infatti notoriamente dipendente dal gioco ed arrivava a perdere anche 2mila euro al giorno.

Quando venne arrestato Bonazzoli  spiegò di essere terrorizzato da Gobbi – che da tempo gli chiedeva indietro i preziosi – perché questi era in contatto con esponenti della ‘ndrangheta (e addirittura sarebbe stato custode di una pistola clandestina utilizzata per delitti e gambizzazioni).

Se Dolci avrebbe avuto il compito di far sparire il fucile e ripulire dal sangue il luogo del delitto, Infante conosceva il progetto, fu presente all’omicidio e aiutò a far sparire il corpo.