Boom dei voucher, precariato in vendita in tabaccheria

Dovevano far emergere il lavoro nero, lo hanno coperto. In Emilia Romagna nel 2015 ne sono stati utilizzati quasi 14milioni e 400mila. Se ne parla domani in un convegno della Camera del Lavoro.

REGGIO EMILIA – Erano nati per riuscire a  far emergere il lavoro nero e facilitare i datori di lavoro che ricorrevano salutariamente a collaborazioni esterne. Ma non sono serivite solo ai ristoratori per pagare camerieri extra nei weekend: c’è chi ha provato a stirachiare la legge e utilizzarli per pagare stipendi interi a professionisti.   Sono i voucher lavoro, sul cui uso e abuso la Camera del Lavoro di Reggio propone una riflessione. A discuterne, dalle 17 nel salone di Vittorio della CdL di via Roma in città, ci saranno Simonetta Ponzi, responsabile politiche del lavoro della Cgil Emilia Romagna; Vanna Gelosini, della segreteria provinciale Cgil Reggio Emilia e Marco Marrone, dell’Università di Bologna.  A coordinare l’iniziativa Luciano Berselli, Centro studi R60.

In Italia continua a crescere il fenomeno dei voucher lavoro. Una crescita che nel 2015 ha segnato un +66% sull’anno precedente con quasi 115milioni di voucher venduti nel Paese.
Un dato enorme, considerato che l’utilizzo indiscriminato e scevro da ogni controllo istituzionale che i voucher permettono ha sostanzialmente avuto funzione di copertura del lavoro nero in tutti gli ambiti: dall’edilizia, al commercio, ai servizi, all’agricoltura.
La regione Emilia Romagna segue a pieno ritmo il trend nazionale con quasi 14milioni e 400mila ticket staccati nel 2015 (+63% sul 2014).

Proprio a fronte di questa situazione il Comitato direttivo della Cgil nazionale, insieme con la Proposta di Legge di iniziativa popolare “Carta dei diritti universali del lavoro”, ha dato avvio a tre quesiti referendari per sostenere la proposta e cancellare norme che hanno negato diritti fondamentali. E tra i quesiti referendari è prevista proprio la cancellazione delle norme sul lavoro accessorio, cioè i voucher.

In questo scenario la Camera del Lavoro di Reggio Emilia e il Centro studi R60 hanno deciso di organizzare il momento di approfondimento politico-sindacale per indagare un fenomeno che, assieme al perpetrarsi del taglio dei diritti e dello spostamento di risorse alle imprese, ha determinato il mantenimento di una precarietà lavorativa sostanziale.

“Secondo i dati forniti dall’ Osservatorio nazionale sul precariato dell’Inps – sottolinea Simonetta Ponzi – , a Dicembre 2015 risultano venduti in Italia più di 100 milioni di buoni-lavoro…Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna si contendono il primato nazionale. A questo risultato ha fortemente contribuito l’evoluzione o, per meglio dire l’involuzione della normativa in materia di mercato del lavoro degli ultimi vent’anni, che ha prodotto una progressiva diminuzione dei diritti ed una svalorizzazione del lavoro fino a renderlo una merce vendibile appunto, come i buoni lavoro, in Tabaccheria”.