Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

“Bilancio Iren, non è tutto oro quello che luccica”

Fantuzzi (Nomaxiutility): "La finanza creativa e lo shopping in giro per l'Italia del nord non bastano a mascherare le profonde cicatrici, difficilmente sanabili"

Più informazioni su

REGGIO EMILIA – “Per iniziare, una chiosa non insignificante: da almeno due anni il governo lavora alacremente al fianco delle multiservizi, e sarebbe stato sorprendente nonchè preoccupante non riscontrarne alcun effetto sui bilanci. Quanto ai ricavi complessivi, era scontato che sarebbero aumentati, dato lo shopping degli ultimi tempi, soprattutto per l’ingresso di Amiat nel gruppo che ha raddoppiato il fatturato dell’ambientale.

I margini operativi si sono effettivamente incrementati, ma l’analisi puntuale mostra più di una crepa. Il margine lordo dell’energia elettrica (quello netto, curiosamente, non è fornito in dettaglio), uno dei settori a mercato su cui gravano consistenti investimenti, si è dimezzato e sostanzialmente azzerato. Una conferma indiretta della necessità, che sostengo da tempo, di svalutare la centrale di Turbigo, la cui attività è perennemente a singhiozzo.Il margine netto di Iren mercato si è inoltre ridotto del 17%: a testimonianza che senza i servizi regolati Iren non starebbe in piedi.

Lo stesso settore ambientale risente dei consistenti ammortamenti degli inceneritori e fatica a decollare, mentre generazione e teleriscaldamento perdono il 30%. Chi non conosce la crisi è il settore idrico: la vera cassaforte di Iren, dove i margini galoppano indisturbati, così come la ricaduta tariffaria sui cittadini utenti.

Inoltre, ribadisco un punto: l’utile netto non è aumentato per effetto di migliori risultati, ma essenzialmente per la minore tassazione derivante dalla disapplicazione in essere dal 2015 della cosiddetta Robin hood tax e per i sempre più ridotti tassi di interesse, di cui peraltro il gruppo ha beneficiato solo in parte, dato il suo tutt’altro che eccelso rating.

Infine, la posizione finanziaria netta deve essere rettificata con due voci su cui anche i piccoli azionisti hanno richiesto opportuni chiarimenti: i 120 milioni di euro di credito finanziario verso il Comune di Torino e gli oltre 50 milioni dovuti da Iren rinnovabili, inspiegabilmente non consolidati. Il debito effettivo netto è pertanto pari ad (almeno) 2.340 milioni: ricordo infatti che la stessa partecipazione in Olt (46,7%) non viene consolidata e che occorreranno 17 anni a rientrare da un investimento che, senza la benevolenza del governo sopra citato, avrebbe condotto Iren al fallimento.

Insomma, non è tutto oro quel che luccica, e la finanza creativa e lo shopping in giro per l’Italia del nord non bastano a mascherare le profonde cicatrici, difficilmente sanabili. I settori a mercato confermano la crisi strutturale di un gruppo che si salverà soltanto per l’impegno costante di una compiacente classe politica. Gravando sempre più sui lavoratori e sui cittadini”.

Più informazioni su