Amedeo, faccia cattiva e mani di velluto

Amedeo Della Valle come Marco Belinelli. Che siamo al cospetto di un predestinato ce n’eravamo accorti da un bel po’

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REGGIO EMILIA – Amedeo Della Valle come Marco Belinelli. Che siamo al cospetto di un predestinato ce n’eravamo accorti da un bel po’. La sua discendenza è quella di un giocatore che ha unito classe, talento (il “conte” Carlo Della Valle, che ricordo quando giocava a Torino e il che mi fa capire come l’età ormai avanzi inesorabile) e una certa capacità di precorrere i tempi: quello di essere un giocatore di due metri che portava palla e creava gioco. Il figlio di Carlo, Amedeo, la capacità di portare palla non l’ha così spiccata. In compenso, se una difesa è tanto maldestra e ingenua da metterti in ritmo, ecco quello che sa fare: ucciderti, esporti, farti a fettine.

Trento (su quello che ha fatto torneremo nel dettaglio dopo), gli ha concesso tutto quello che una squadra poteva concedergli dal punto di vista del dargli opportunità di trovare il canestro con continuità e ritmo. La sua bravura? Una non da poco: fare canestro. E come sottolinea il prode Gabriele Gallo (pensa cosa mi tocca scrivere): «si chiama palla a canestro» e se per caso hai un ragazzo, italiano, che ha quelle manine benedette, quella testa, e quei polpastrelli vellutati, è giusto levarsi il cappello e celebrare non solo i 31 punti segnati, ma il come e il quando questi sono arrivati.

Reggio ha incontrato Trento e l’ha presa a sculacciate. Magari ci stava dopo il trattamento che la Dolomiti Energia aveva riservato ai biancorossi in EuroCup. Probabilmente condizionati anche da quegli esiti, si riteneva che la trasferta in Trentino fosse un ostacolo di quelli alti. Invece…. Invece alla fine, con molta pazienza e con un’ottima dose di classe, la Grissin Bon ha domato un avversario che ha mostrato tutte le crepe tipiche di una squadra che nel girone di ritorno ha perso sette delle otto partite giocate (va bene, in Eurocup ha fatto strada, ma qui si sta un attimo esagerando con i punti persi per strada in campionato).

Amedeo, dicevamo. Il film non mente (come dicono gli scout dell’NFL). Il talento offensivo è abbacinante. Voglio dire, è vero: gli avversari ti hanno concesso tutte le opportunità perché tu facessi canestro, ti hanno messo nelle perfette condizioni di poter offendere e fare male, i tuoi compagni hanno capito che eri on fire e ti hanno “cavalcato” (no blonde jokes please…) all’inverosimile, però il grande merito per meanface (la #facciacattiva, appunto) è questo: metterli quei benedetti tiri. Segnare tre sullo score. Con continuità inesorabile.

E’ questo ciò che impressiona di Amedeo Della Valle quando è in una di quelle serate: come brucia la retina. Quando c’era anche Federico Mussini, si parlava di splash brothers. Quelli, a mio modesto avviso, sono là ed è meglio evitare di scomodarli. ADV c’ha che la retina la brucia. E ogni palla che si insacca nel cesto è un coltello infilato sulla schiena dell’avversario. Se poi, quell’avversario decide anche di stendergli il tappeto rosso… peggio per lui!.

Ovviamente, un giocatore che ha questi istinti offensivi è destinato (il discorso di inizio post) ad una carriera al livello superiore. Non so se i piani scalabili saranno due (Sull’NBA ho personalmente qualche dubbio. Sull’Eurolega nessuno), certo è che il ragazzo ha dei mad skills che fanno girare la testa e poi tutto il resto.

C’è un aspetto che, obbligatoriamente, deve mettersi mentalmente e “fisicamente” a migliorare: ed è la disciplina difensiva. Contro Trento, ancora una volta il benedetto “film”, non mente nemmeno in questi aspetti. Troppe assunzioni di libertà non concesse e non concepibili in un’organizzazione difensiva di squadra. Troppe iniziative personali scollegate che fanno saltare il sistema (per la difesa di Reggio, al momento, un parolone). A Reggio Emilia, la si “scampa”, perché raramente vedo qualcuno dirgli qualcosa. Immagino Amedeo sotto a un Obradovic, un Repesa, un Pablo Laso e penso cosa potrebbe capitargli in presenza di un pick and roll non difeso, di un aiuto non fatto, di un tentativo di anticipo che non esiste. La crescita importante è lì. Il resto è pura predestinazione…

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