Via Gramsci, don Gherardi: “Quello stabile va liberato”

Il presidente dell'Istituto: "Il caso di cronaca investe la sfera della legalità, profilo che intendiamo sempre coniugare con la carità"

REGGIO EMILIA – “L’istituto diocesano sostentamento clero ha chiesto alle autorità già informate dei fatti lo sgombero dell’edificio. Nei mesi scorsi non sono intervenute risposte scritte, fino a venerdì con la visita della polizia municipale al locale, l’identificazione degli occupanti presenti in quel momento e la verifica delle attività svolte. L’Istituto confida nel ripristino della legalità con la spontanea liberazione dell’immobile in questione”.

Don Evandro Gherardi, presidente Istituto diocesano sostentamento clero, scrive dopo l’ispezione che la polizia municipale ha compiuto venerdì mattina nell’ex magazzino formaggi di via Gramsci 44.

Scrive don Gherardi: “Anzitutto, occorre ribadire che lo stabile in questione è di proprietà dell’Istituto diocesano sostentamento clero, ente autonomo rispetto alla diocesi di Reggio Emilia-Guastalla. Tale Istituto, da me rappresentato, amministra il patrimonio immobiliare e ne devolve gli utili, come stabilito dalle norme concordatarie e canoniche, all’omonimo Istituto centrale, il quale poi redistribuisce le entrate provenienti da tutte le diocesi per il sostentamento del clero in Italia”.

E aggiunge: “Il caso di cronaca investe la sfera della legalità, profilo che intendiamo sempre coniugare con la carità. Nello specifico, l’occupazione abusiva ha avuto inizio nel maggio 2014, allorché cinque migranti africani entrarono senza permessi nell’appartamento del custode dell’ex magazzino formaggi di via Gramsci 44, con l’appoggio dell’associazione “Città Migrante”, creando una situazione igienico-sanitaria e di sicurezza molto precaria, con allacciamenti di utenze pure abusivi.
Fin dall’indomani, per i suddetti motivi, l’Idsc ha presentato querela alla Procura della Repubblica, denunciando la situazione anche ai carabinieri di Santa Croce, al Comune e alla questura. Nell’estate 2014 hanno avuto luogo incontri tra il legale dell’Idsc e i rappresentanti di “Città Migrante”: già in quella sede l’Idsc chiese che lo stabile fosse liberato, in vista di una possibile alienazione, subendo il protrarsi provvisorio dell’occupazione, situazione a cui auspicava comunque che si ponesse fine senza il ricorso alla forza”.

E conclude: “Ma da allora è passato un altro anno e mezzo, durante il quale l’occupazione, lungi dal cessare, si è intensificata, con l’esercizio di attività abusive quali l’apertura di un laboratorio per la riparazione di biciclette e l’organizzazione di feste a cui, sia pure sporadicamente, prendeva parte un numero di persone di molto superiore a quello degli occupanti abituali, con un aggravamento dei profili di rischio”.