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Mafie, la direzione Pd ammette: “Ci fu poca consapevolezza”

Il parlamentino del Pd provinciale aggiunge: "'Ndrangheta alle corde, bisogna incrementare la lotta". Avviata una campagna di incontri sui territori

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REGGIO EMILIA – C’e’ anche un accenno di autocritica (“Se c’e’ stata una fase di non sufficiente consapevolezza va sottolineata anche la carenza degli strumenti di contrasto”), ma soprattutto la promessa di non dare tregua alle mafie che hanno messo gli occhi su Reggio Emilia e dintorni. Aemilia “ci ha dato la dimensione del fenomeno” e ora “chiediamo piu’ strumenti alle forze inquirenti, alla Prefettura, alla magistratura”, come pure “piu’ attenzione ai nostri amministratori e alle nostre strutture tecniche”.

Cosi’ il Pd di Reggio Emilia serra i ranghi, al termine di una settimana di tensioni (soprattutto attorno al sindaco Luca Vecchi) culminata nell’ok del ministero della Giustizia allo svolgimento del processo Aemilia a Reggio. I dem hanno riunito oggi la loro direzione provinciale per fare il punto sulle infiltrazioni e gli allarmi di una sempre maggiore loro contaminazione con la politica e ne sono usciti ricordando che “negli ultimi vent’anni nessun amministratore reggiano e’ stato coinvolto in una indagine per vicende malavitose”.

Dunque, nuova “solidarieta’ umana e politica”, ma soprattutto un rinnovato slancio nella lotta alla criminalita’ che, al di la’ di tanti allarmi, per il Pd qualche colpo lo sta subendo. Infatti, il Pd sente “il grido della ‘ndrangheta, piegata dalle meritorie inchieste della magistratura e dal lavoro delle forze dell’ordine”. E’ una ‘ndrangheta “colpita dagli arresti, per i cui esponenti sono state fatte richieste di condanna, ma anche messa alle strette dai protocolli sugli appalti pubblici e dai forti interventi di riduzione delle capacita’ edificatorie che le amministrazioni stanno portando avanti sul territorio”. Insomma gli scudi sono stati alzati e ora il Pd reggiano va al contrattacco.

“La sfida della chiarezza e della trasparenza la lanciamo noi, convocando i nostri sindaci su questo tema, per un incontro che serva ad affrontare collegialmente le strategie, le segnalazioni e le conoscenze in questo campo”. Del resto, rivendica il ”parlamentino” del Pd “noi non facciamo esegesi di lettere che vengono dal carcere, che tra l’altro fingono di parlare a nome di una comunita’ intera: noi sappiamo distinguere i calabresi onesti da quelli che sono in galera. Siamo anzi stupiti che ci siano forze politiche che prendono iniziative istituzionali basandosi su parole che provengono dal 41bis. Complimenti. Ma a noi non interessa ”aspetto della polemica politica, ci interessa proseguire la lotta”.

Per cui “se quello che arriva dal carcere e’ un messaggio che punta ad intimorirci, che cerca di ferire anche umanamente persone oneste per farci abbassare la guardia, la ‘ndrangheta deve sapere che noi andremo avanti, con sempre maggiore decisione, sulla strada della pulizia. Fino a quando questo cancro non sara’ estirpato”. Con questa promessa, il Pd avvia “una forte campagna di incontri sui territori per comprendere a fondo il fenomeno e andare a raccontare alla comunita’ quanto si sta facendo sul tema della legalita’: white list, interdittive, protocolli per controllare non solo i lavori pubblici ma anche i cantieri privati. Sappiano tutti, però, che nel contrasto alla criminalita’ ci deve essere una responsabilita’ collettiva: delle istituzioni certo, delle forse inquirenti, della magistratura, ma anche del mondo bancario, delle forze sociali, delle associazioni di rappresentanza”.

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