Mafie, Bosi: “Bini non può dire: “Io non c’ero””

Il vicepresidente di Legcoop, Luca Bosi, replica al sindaco di Castelnovo Monti: "Le sottovalutazioni le abbiamo fatte tutti". E sul prestito sociale da restituire dice: "Abbiamo fatto molto. Ora le coop sane devono pensare ai loro soci"

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REGGIO EMILIA – “Bini è stato presidente della Cna per tanti anni e anche lui ha avuto a che fare con diverse imprese del territorio. Pure lui avrà dovuto affrontare delle difficoltà. Nessuno può dire: “Io non c’ero”. Nel senso che tutti, lo dico da singolo cittadino, abbiamo vissuto in questa provincia e le sottovalutazioni le abbiamo fatte tutti quanti”.

A Luca Bosi, vicepresidente di Legacoop, e al mondo cooperativo non sono piaciute le affermazioni del sindaco di Castelnovo Monti quando ha detto, a proposito della infiltrazioni della ‘ndrangheta sul nostro territorio, che il sistema delle cooperative ha aperto le porte a queste persone perché costavano meno.

“Non condivido per nulla quello che dice Bini”
Dice Bosi a Reggio Sera: “Non condivido per nulla quello che dice Bini. Sono certo che buona parte di questa provincia abbia sempre lavorato per non essere infiltrata e dò per buono che nessuno abbia fatto certe azioni con consapevolezza, tantomeno le cooperative. Continuo a leggere l’elenco degli imputati e non trovo un cooperatore, scorro l’elenco delle imprese colpite da interdittiva e non vedo cooperative. Quelli sono i fatti”.

E aggiunge relativamente al fatto che certe imprese costavano meno: “Nessuno si è particolarmente arricchito o impoverito. Questa logica del prezzo basso non  la vedo e non la riscontro. Do per buono che chi ha utilizzato manodopera di quei territori lo abbia fatto in modo lecito e pagando il giusto. Poi, certo, oggi è importante alzare il livello di guardia, ma lo devono fare tutti e non vi è dubbio che quanto emerso richiede una reazione all’altezza. Sicrea mi pare che, con i fatti, abbia dimostrato cosa si può mettere in campo per cercare di tenere il più lontano possibile certe situazioni”.

“Coopsette fece lavorare Bianchini. Era collusa?”
E fa un esempio: “Coopsette, quando costruì la scuola di Reggiolo nel 2012, chiamò a svolgere i lavori di movimentazione delle terre l’impresa Bianchini di Modena poi colpita da interdittiva e il cui proprietario fu arrestato. Oggi, con il clima che c’è, qualcuno potrebbe dire che la coop è collusa, ma sarebbe da querelare perché Bianchini era iscritto alla white list e aveva la certificazione antimafia a posto. Lui fece la prestazione e Coopsette pagò. Oggi vedremmo dei titoloni che recitano che Coopsette era vicina ai mafiosi. Voglio dire che noi possiamo fare tutto quello che prevede la normativa e anche di più. Io, per esempio, anche se non sono tenuto, faccio lavorare per Sicrea solo fornitori e aziende iscritte alla white list. Ma per me, fino a che uno è iscritto lì, vuol dire che c’è una prefettura che ha verificato la sua posizione”.

Sull’argomento conclude: “Io non credo a questa teoria che tutti sapessero e non dicevano nulla. Ricordo che non è da vent’anni che ci sono inquirenti e magistratura che fanno inchieste ed arresti su questo territorio. Solo due anni fa sono stati riscontrati fatti nei confronti dei quali tutti si devono attrezzare, perché è certo che la mafia che c’è qua non è quella che spara, ma è una mafia economica”.

“Restituzione prestito sociale, abbiamo fatto molto. Ora le coop sane devono pensare ai loro soci”
Poi fa una riflessione sul prestito sociale: “Gli impegni presi in passato da parte di Legacoop sono stati rispettati, seppure non interamente. Avevamo garantito un 50 per cento e oggi siamo al 40 per cento per Cmr e Orion che vuol dire complessivamente 20 milioni di euro versati. Questa è una cosa che è importante che cominciamo a dire. Il sistema cooperativo, senza avere obblighi, se non morali, ha restituito 20 milioni di euro che sono stati dati in solidiarietà, a fondo perduto, da parte di coop che sono le stesse che hanno ingenti crediti in quelle procedure: parlo di Cir, Coopservice e Transcoop che hanno messo risorse per restituire il prestito e che hanno svariati milioni di euro fermi nelle procedure di quelle cooperative. Si tratta di 4-5 milioni a testa. Se facciamo un bilancio consolidato, superiamo i 50 milioni di euro, fra crediti incagliati e solidarietà, di esborso per il sistema cooperativo”.

Conclude Bosi: “A me sembra che si si sia fatto molto. E’ chiaro che per un socio può apparire una risposta non definitiva, ma per Legacoop è significativa, anche perché le risorse quelle aziende devono utilizzarle per il loro sviluppo. Le coop che ho citato prima, mettono inseme 35mila soci e devono pensare a sfamarli. Noi in questa fase siamo molto impegnati a fare sostanzialmente due cose: seguire le crisi cercando di contribuire a creare situazioni positive sul piano occupazionale e trovare soluzioni per andare avanti, cosa che faremo anche con il convegno del 26 febbraio. Perché è vero che c’è stata la crisi, ma la cooperazione non è rappresentata solo dalle aziende edili in crisi. Nel 2015 abbiamo sviluppato 5.5 miliardi di fatturato e abbiamo fatto lavorare 40mila persone in tutta Italia. Noi dobbiamo essere l’espressione di quel mondo lì. C’è un settore che è stato devastato, ma vogliamo alzare la testa e dire che anche lì ci si può stare con delle nuove forme organizatite e di gestione con nuovi gruppi dirigenti”.

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