Mafia, Alfano gela il M5S: “No a una commissione di inchiesta a Reggio”

Spadoni e Sarti attaccano, ma il ministro degli Interni risponde: "Non ne vedo la necessità". I parlamentari Pd: "Incoraggiano gli imputati per mafia a gettare fango"

REGGIO EMILIA – Il ministro degli Interni, Angelino Alfano, ha risposto negativamente alla richiesta avanzata oggi, durante un question time alla Camera, da parte del Movimento 5 Stelle, di una commissione di accesso antimafia che verifichi quello che è successo negli ultimi anni a Reggio relativamente al crimine organizzato.

Per prima ha preso la parola la deputata reggiana Maria Edera Spadoni che ha ricordato come “alle amministrative di Reggio Emilia 2014 abbiamo la moglie del sindaco, ex dirigente all’urbanistica di Reggio che compra casa da un prestanome degli ‘ndranghetisti (veramente Maria Sergio ha comprato casa da Francesco Macrì nel 2012, ndr) che fra il 2003 e il 2014, ha vinto appalti per 339mila euro”.

Ha aggiunto la Spadoni: “Abbiamo un arrestato durante l’operazione Aemilia (Pasquale Brescia che ha scritto una lettera dal carcere a Vecchi, ndr) che scrive una lettera al sindaco ricordandogli le sue presunte promesse e strette di mano e che alcune persone, ora escluse dalla white list, avrebbero fatto campagna elettorale per lui, come fecero per l’ex sindaco e ora ministro Delrio. Poi abbiamo un presidente di seggio (Pietro Drammis, per cui è stato chiesto il processo, ndr) che falsifica le schede elettorali scrivendo il nome di due candidati Pd poi eletti in consiglio comunale. Infine abbiamo l’autista di un questore (Domenico Mesiano, ndr), anche lui arrestato in Aemilia che sconsiglia di votare per un candidato alle primarie Pd (Franco Corradini, ndr) e abbiamo l’intimidazione a non citare i nomi dei boss a una parlamentare, la sottoscritta, durante un comizio. Ministro, dopo tutto questo c’è ancora il dubbio di attivare la procedura di insediamento di una commissione di accesso a Reggio?”.

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La risposta di Alfano
Le risponde Alfano: “C’è ovviamente più di qualche dubbio, perché la vicenda che viene richiamata vede Francesco Macrì, imprenditore di origine calabresi, imputato in Aemila per una serie di reati che avrebbero agevolato la cosca dei Grande Aracri e i suoi presunti rapporti con l’Amministrazione di Reggio. Ma occorre approfondire per capire da cosa emergerebbe la necessità di un accesso per verificare il pericolo di condizionamento del comune reggiano”.

Continua il ministro dell’Interno: “Per quel che riguarda lo sviamento e la compromissione degli organi comunali, i rapporti sono riferiti a una serie di appalti fra il 2003 e il 2012. Ma sono periodi in cui non si era configurata l’ipotesi accusatoria di contiguità mafiosa in capo a Macrì che è esente da precedenti penali fino al 2014, né erano emerse controindicazioni che avrebbero potuto influire sul rilascio della certificazione antimafia nei suoi confronti”.

La risposta del ministro Alfano

La risposta del ministro Alfano

E aggiunge: “Quanto alla vicenda relativa all’acquisto di un immobile di Macrì, che coinvolge la moglie di Vecchi, rilevato che la transazione sarebbe avvenuta prima del coinvolgimento dell’imprenditore in inchieste di mafia, c’è da dire che l’episodio è di carattere privato e non attiene direttamente ad attività amministrative o gestorie del Comune di Reggio. Naturalmente, se ulteriori accertamenti dovessero suggerire il ricorso a strumenti di carattere ispettivo, verrà attivata la procedura prevista in questo contesto e saranno seguiti gli sviluppi legati all’invio alla redazione reggiana del Carlino di una missiva spedita dal carcere in cui il sindaco Vecchi, al termine di sibilline affermazioni, viene invitato a dimettersi”.

La replica
La replica è della deputata parlamentare pentastellata Giulia Sarti che dice al ministro: “Voi non volete una commissione di indagine. Noi nell’interrogazione abbiamo citato sette motivi per cui andava fatta e lei ne ha preso in considerazione solo uno. Un vero ministro dell’Interno avrebbe mandato una commissione di indagine per tutti gli episodi che sono venuti. E lo avrebbe fatto per togliere il dubbio che l’attuale amministrazione comunale non sia stata infiltrata dalla ‘ndrangheta, ma lei non è un vero ministro degli Interni. Le chiedo cosa state facendo per i reggiani e per chi era vessato e minacciato. La vostra linea è “non c’ero e se c’ero dormivo”. Buonanotte, ministro Alfano. Presto la sveglieremo nuovamente”.

I parlamentari Pd: “Incoraggiano gli imputati per mafia a gettare fango”
Poco dopo i parlamentari Pd reggiani sono intervenuti sui social network in merito al question time. “Il Movimento 5 Stelle – scrive Maino Marchi su Facebook – utilizza le parole di una lettera di una persona incarcerata e imputata nell’inchiesta Aemilia per fare un’interrogazione a risposta immediata alla Camera dei Deputati sul sindaco e sul Comune di Reggio Emilia. Un bell’esempio di antimafia! – continua Marchi – Incoraggiano gli imputati per mafia a buttare fango e anche qualcosa di più puzzolente sulle istituzioni e su chi le rappresenta. Ovviamente loro sono pronti a raccogliere quelle nefandezze e a rimetterle nel ventilatore. Il peggio della peggiore politica non aiuta a sconfiggere le mafie, ma le rafforza”.

Il deputato Pd Paolo Gandolfi su Facebook scrive: “Sto ascoltando la vergognosa interpellanza dell’on Spadoni che afferma in aula che il sindaco ha comprato la casa da un mafioso. Non hanno argomenti e fanno processi con le menzogne al posto dei giudici”. Mentre Antonella Incerti gli fa eco con un post che riferisce di “parole quantomeno scorrette, illazioni dell’on. Spadoni e dell’ on. Sarti del movimento 5 stelle che in sostanza hanno dichiarato con sicumera che il “sindaco di Reggio Emilia ha comprato casa dalla ‘ndrangheta”. In barba a qualsiasi azione ispettiva e giudiziaria. I legislatori si sostituiscono alla magistratura. Ovviamente nessun riferimento alle minacce subite dal sindaco di Reggio Emilia e nessuna preoccupazione in merito. Perché – conclude Incerti – chiedere una commissione se hanno già formulato il teorema?”