Aemilia, il ministero: no a potenziamento organico tribunale

Il sottosegretario Ferri: "Le carenze non compromettono il processo". Il Pd: "Rifondete le spese alla Regione"

REGGIO EMILIA – Dal ministero della Giustizia non arrivera’ nessun “rinforzo” delle dotazioni organiche del personale di magistratura ed amministrativo del Tribunale di Reggio Emilia funzionali allo svolgimento del processo Aemilia. Ma al massimo potranno essere distaccati i dipendenti della Provincia. Lo chiarisce oggi, parlando alla Camera, il sottosegretario di Stato per la giustizia Cosimo Maria Ferri, che ha risposto ad una serie di interrogazioni presentate nei giorni scorsi dal Partito democratico e dal Movimento 5 stelle.

In particolare, i dem avevano chiesto che il ministero evitasse ulteriori esborsi alla Regione Emilia-Romagna per l’allestimento delle aule del processo, che il prossimo 29 febbraio si spostera’ dalla Fiera di Bologna in un prefabbricato nel cortile del tribunale reggiano. I 5 stelle invece, riprendendo l’appello lanciato mesi fa dal presidente del Tribunale di Reggio Francesco Maria Caruso, avevano evIdenziato la necessita’ di irrobustire l’organico del palazzo di giustizia per garantire al meglio sia il processo contro le cosche, sia l’attiivita’ ordinaria.

In merito il sottosegretario afferma pero’ che “allo stato non risultino carenze idonee a compromettere la regolare celebrazione del dibattimento”. Peraltro, ammette Ferri, “un’analisi globale dell’ufficio giudiziario evidenzia, in relazione alla situazione del personale amministrativo, una percentuale di scopertura del 17,65% che e’ inferiore alla media nazionale, che si attesta intorno al 21,7%”. L”esponente del Governo sottolinea inoltre che “i posti di dirigente e di tre posizioni vacanti di funzionario giudiziario sono stati pubblicati con il bando di mobilita’ rivolto al personale di altre amministrazioni ed enti del 20 gennaio 2015, la cui procedura e’ tuttora in corso a causa di rinunce di vincitori”.

In ogni caso, spiega ancora Ferri, “specifiche ed ulteriori esigenze, anche indotte dagli adempimenti conseguenti alla celebrazione del dibattimento, potranno essere risolte attraverso applicazioni distrettuali di personale da altri uffici, ai sensi dell’articolo 14 dell”accordo sulla mobilita’ interna del personale del 27 marzo 2007″, oppure “mediante istanze di comando verso l’ufficio di personale del comparto ministeriale”.

Anche il Tribunale di Reggio potra’ comunque giovare “degli esiti della manovra di mobilita’ obbligatoria del personale proveniente dalle Province, che entro il 2017 comportera’ l’ingresso di circa 3.000 unita’ nell”amministrazione”. Nella prima fase che si sta concludendo in questi giorni quindi, “ci si augura che si potranno vedere assegnate alcune risorse, ove il personale in esubero della Provincia di Reggio Emilia opti per la disponibilita’ di vacanza messa a disposizione dal ministero in relazione Tribunale”.

Per quanto riguarda invece il personale di magistratura, “l’organico del Tribunale di Reggio Emilia presenta allo stato la vacanza di un solo posto di giudice non ancora pubblicato dal Consiglio superiore della magistratura. Non risulta inoltre che siano state avanzate richieste di applicazione al presidente della Corte d’appello o al Csm in conseguenza della celebrazione del processo Aemilia”.

Rispetto alle polemiche che hanno accompagnato la decisione su dove celebrare il processo, Ferri chiarisce che la competenza del ministero della Giustizia e’ stata “del tutto residuale” e la decisione spettava al presidente della Corte d’appello. Ferri non manca pero’ anche di elogiare “la grande collaborazione che c’e’ stata da parte del presidente della Regione Emilia-Romagna e da tutta la regione, nel trovare “soluzioni idonee organizzative e anche nel destinare risorse per far si’ che questo modello, tra amministrazione centrale e amministrazione regionale, portasse a delle soluzioni idonee ed efficaci, che chiaramente agevolano anche la speditezza e il lavoro non solo dei difensori ma anche di tutti i magistrati e garantiscono tutti i diritti delle parti processuali”.

Il sottosegretario evidenzia infine come, in termini di apporto concreto allo svolgimento del processo, “le competenti articolazioni di questo dicastero hanno assicurato i necessari impianti di multi-videoconferenza e videosorveglianza nonche’ i dispositivi telematici ed elettronici utili a sostenere nel modo migliore la celebrazione del processo”. Il ministero, pertanto, “ha profuso il massimo impegno per assicurare che il processo Aemilia potesse essere celebrato presso gli uffici giudiziari di Bologna, per quanto riguarda l’udienza preliminare e i riti alternativi, e a Reggio Emilia secondo le regole processuali che disciplinano la competenza funzionale e per territorio”, conclude Ferri.

Il Pd: “Rifondere le spese alla Regione”
Le risposte del sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri sugli sforzi fatti dal ministero per il processo Aemilia lasciano il Pd solo parzialmente soddisfatto. Il motivo lo chiariscono oggi in aula alla Camera le deputate dem Marilena Fabbri e Giuditta Pini che in particolare non hanno digerito l’esborso di circa 1,2 milioni, interamente a carico della Regione Emilia-Romagna, per l’allestimento delle aule delle udienze a Bologna e Reggio Emilia.

“Se e’ vero, come il sottosegretario ha piu’ volte ricordato, che vi e’ stato un virtuoso rapporto tra l’amministrazione giudiziaria, il ministero della giustizia e la presidenza della regione Emilia-Romagna, e’ altrettanto vero che ad oggi la Regione ha stanziato 748.000 euro per l’affitto del padiglione 19 della Fiera di Bologna, per fare in modo che potessero avere luogo le udienze preliminari al processo, affitto che scadra’ alla fine di questo mese, e proprio ieri la giunta ha stanziato altri 450.000 euro per il Comune di Reggio Emilia, per fare in modo che si potesse svolgere il seguito del processo all’interno di una aula bunker idonea”, commenta Fabbri, che in un’interrogazine aveva chiesto al ministero di stanziare dei fondi per il processo.

“Questi soldi – puntualizza la deputata – sono stati anticipati dalla Regione e sono stati presi dall’assessorato alla Cultura, ma non spetterebbe alla Regione tutto l’onere delle spese per fare in modo che questi processi si svolgano”. Pertanto “noi crediamo che, cosi’ come fino adesso e’ stato svolto un ottimo lavoro insieme, tra ministero della Giustizia e istituzioni regionali, si possa continuare in questo modo affinche’ questo milione e 200.000 euro torni all’assessorato alla Cultura”.

I soldi che dovrebbero tornare nelle casse di viale Aldo Moro dovrebbero poi essere usati per “formare i cittadini emiliano-romagnoli alla conoscenza del fenomeno mafioso, alla cultura e al modo migliore per combattere la mafia e l’omerta’ e tutto cio’ che questo porta”. Per questo motivo, conclude Fabbri, “mi reputo parzialmente soddisfatta, ringrazio molto il ministero per la collaborazione, sono convinta che potremo continuare su questo piano”.

Sulla stessa linea la collega Giuditta Pini: “Auspichiamo che ovviamente, oltre alla lodevole collaborazione verificatasi in questi mesi da parte dei diversi soggetti interessati, ci possa essere comunque un riconoscimento anche degli oneri, almeno in compartecipazione, da parte del ministero di giustizia” (Fonte Dire).