Vicenda casa, Vecchi si difende: “Agito nel rispetto della legge”

Il primo cittadino: "Come noi tanti altri reggiani onesti sono nella medesima condizione: a ognuno è richiesto di fare il massimo possibile per agire correttamente e con scrupolo. Pretendere di conoscere il futuro è al di fuori delle facoltà umane"

REGGIO EMILIA – “A chi strumentalmente prova per l’ennesima volta a tirare in ballo le azioni della mia famiglia per gettare ombre sul mio impegno amministrativo e politico ribadisco quanto già affermato in passato: il nostro operato è trasparente. Nessuna allusione o tentativo di gogna piegherà questo fatto. In questa vicenda non c’è una contestazione che sia una contro di noi. Abbiamo agito nel rispetto della legge”.

Il sindaco Luca Vecchi si difende dalle accuse rivolte a lui e a sua moglie di aver acquistato nel 2012 una casa dal crotonese Francesco Macrì, uno degli arrestati nell’operazione Aemilia. Il riferimento al passato è a una vicenda in campagna elettorale relativa a una lettera anonima che gettava ombre sulle parentele del candidato sindaco Pd Luca Vecchi.

Il sindaco passa poi a spiegare, punto per punto, quello che è successo: “In riferimento all’acquisto nel 2012 di un’abitazione da parte di mia moglie dalla società M&F General Service srl, rispetto alle notizie di stampa comparse oggi su alcuni quotidiani, esprimo grande tranquillità rispetto ai controlli che svolgemmo, come famiglia, prima dell’acquisto della stessa. Visto che si fanno domande ritengo opportuno ora che si ascoltino risposte.  Lo sento come esigenza per non piegare il merito della questione a talune strumentalizzazioni in corso sin dalle prime ore, e per il dovere di chiarezza che sempre deriva da un incarico pubblico quale quello di sindaco, dal senso di responsabilità istituzionale e dal rapporto coi miei concittadini”.

Dice il sindaco: “Ho sempre vissuto a Masone, prima e dopo il matrimonio. Per anni con mia moglie cercammo una nuova soluzione abitativa, optando per restare a vivere a lì, vicino ai miei genitori: questo, ovviamente, restrinse la possibilità di scegliere fra più opzioni. Una volta individuata l’abitazione, ci attivammo subito, ben prima del rogito, per svolgere tutte le possibili verifiche di regolarità sul piano tecnico e amministrativo sulla documentazione presentata in Comune dal costruttore, appurandone la conformità al regolamento edilizio vigente. Quindi approntammo un livello di verifica di tipo urbanistico. Inoltre, in riferimento al ruolo di mia moglie in qualità di dirigente del Comune di Reggio e al mio, in qualità di consigliere comunale, ponemmo una particolare attenzione a qualsiasi atto potesse avere incrociato la nostra attività, con l’esplicito intendimento di evitare ogni genere di situazione che potesse anche solo lontanamente essere valutata come inopportuna”.

Fatti tutti i controlli, secondo quello che scrive Vecchi, “nulla di contrario all’acquisto emerse, in riferimento alla possibilità da parte nostra di acquistare l’abitazione, nessuna questione – lo ripeto – né di irregolarità e nemmeno di inopportunità, alla data del 17 maggio 2012, per cui l’acquisto andò in porto. L’acquisto dell’abitazione avvenne al grezzo perché le condizioni economiche in cui ci trovavamo permettevano questa soluzione. Noi riteniamo di esserci comportati in modo deontologicamente corretto, con la diligenza del buon padre di famiglia e con il dovuto senso di responsabilità. Proprio lo scrupolo con cui operammo in quel frangente mi fa essere tranquillo”.

E aggiunge: “Non potevamo certo sapere che tre anni dopo l’amministratore della M&F General Service – persona che non conoscevamo, che non frequentavamo, né abbiamo successivamente frequentato – sarebbe stato indagato nell’inchiesta denominata Aemilia: siamo una famiglia come altre, non siamo investigatori e non potevamo prevedere, nel 2012, quanto sarebbe successivamente accaduto, nel 2015.
Come noi tanti altri reggiani onesti sono nella medesima condizione: a ognuno è richiesto di fare il massimo possibile per agire correttamente e con scrupolo. Pretendere di conoscere il futuro è al di fuori delle facoltà umane”.

E conclude: “Da sindaco di Reggio Emilia, dal primo intervento pronunciato in Sala del Tricolore, ho compiuto svariati atti e fatti che dimostrano chiaramente quale impegno stiamo mettendo per combattere le infiltrazioni dei clan nella nostra provincia: dalla costituzione di parte civile dell’Amministrazione comunale nel processo Aemilia, con una richiesta di risarcimenti per 5 milioni di euro a favore della collettività, alla sottoscrizione in Prefettura di un nuovo e più stringente protocollo antimafia che amplia i controlli e le verifiche nei settori edilizio e urbanistico. Nondimeno abbiamo continuato la battaglia contro la diffusione delle sale slot e le sale scommesse, con numerose cause in corso molte delle quali vinte. Abbiamo organizzato assieme ad Avviso Pubblico una serie di azioni interne al Comune sul fronte dell’anticorruzione rivolte ai dipendenti e ai dirigenti, continuando le attività formative nelle scuole, appoggiando l’associazionismo antimafia nella propria attività. L’impegno, istituzionale e personale, sul fronte della legalità da parte mia è sotto gli occhi di tutti. Questi sono i fatti e le condotte. Nell’ordinamento italiano la responsabilità penale è personale: a nessuno può essere chiesto di rispondere per le ipotesi di reato di qualcun altro”.