Pietre d’Inciampo a Reggio, Correggio e Castelnovo Monti

Per ricordare persone che sono morte a causa della persecuzione nazi-fascista, nei loro paesi come nei campi di prigionia e sterminio, sistemate nei luoghi dove hanno vissuto liberamente per l'ultima volta

REGGIO EMILIA – Un piccolo prezioso ricordo per le vittime del nazismo. Ieri Istoreco ha inaugurato dieci nuove pietre d’inciampo, le opere d’arte collettive posate per ricordare persone che sono morte a causa della persecuzione nazi-fascista, nei loro paesi come nei campi di prigionia e sterminio, sistemate nei luoghi dove hanno vissuto liberamente per l’ultima volta. Dopo la prima iniziativa del 2015, il 13 gennaio 2016 è arrivata la seconda tornata, con dieci pietre, due a Correggio, quattro a Reggio Emilia e quattro a Castelnovo Monti.

L’evento fa parte della preparazione del Viaggio della Memoria 2016, ed è stato anticipato da un percorso di ricerca assieme alle scuole superiori dei tre luoghi, per arrivare con una maggiore conoscenza delle vite delle persone ricordate. Si sono svolti piccoli laboratori di lavoro collettivo per ri-costruire la biografia di ognuno di queste vittime della persecuzione, visitando le loro vie e cercando notizie negli archivi.

Ieri poi si è tenuta la posa vera e propria, effettuata dall’artista tedesco Gunter Demnig, l’ideatore delle pietre d’inciampo, che si occupa personalmente di posarle una a una. Il viaggio è iniziato a Correggio, in via Mandrio all’incrocio con via San Martino per la posa delle due pietre per i fratelli Gilda e Claudio Sinigaglia, ebrei correggesi morti a Sassuolo mentre vivevano in clandestinità dopo l’applicazione concreta delle leggi razziali. Claudio era diabetico, l’ha condannato l’assenza di insulina, impossibile da reperire in clandestinità. La sorella Gilda ha preso la polmonite viaggiando per aiutarlo, e pure lei è morta di malattia. Alla cerimonia ha partecipato anche il sindaco correggese Ilenia Malavasi.

A Reggio, si è girato per il centro storico partendo da via Cagni per ricordare Dante Padoa, ebreo reggiano morto in montagna, a Costabona, in clandestinità nel tentativo di sfuggire alla persecuzione. Una storia simile a quella di Ida Liuzzi, ricordata in via Roma 7, ebrea scomparsa a Borzano in un fienile dove si nascondeva dalle ricerche naziste. Non è stata uccisa dalle armi, ma da un malore, e nel pavimento di legno dove si era infilata per non farsi vedere non ha potuto ricevere soccorsi.

Arriva sino a dopo la guerra la vicenda di Giorgio Melli, omaggiato in via Emilia San Pietro 22 dove nel 2015 erano stati ricordati i suoi genitori, di origine ebraica. Melli è sopravvissuto alla guerra perché in quegli anni si trovava in Svizzera per motivi di studio, ma la perdita di tutta la famiglia – catturata al confine elvetico mentre cercava di raggiungerlo e deportata a Auschwitz – l’ha fatto impazzire e finire in un manicomio, dove è morto a 57 anni.

In via Baruffo si è parlato di Paolo Bonaventura, docente ebreo e fervente antifascista, trasferito in tante scuole sino all’arrivo a Reggio per isolarlo e pulirlo. Anche lui è morto di stenti mentre cercava di nascondersi. A Reggio, oltre a decine di persone fra parenti, studenti e cittadini, ha partecipato alla camminata anche il vicesindaco Matteo Sassi, poi intervenuto in via Baruffo citando un celebre discorso di Vittorio Fo in Parlamento, rivolto agli esponenti del Msi, in cui ricordava come i missini potessero trovarsi nel consesso parlamentare proprio perché a vincere era stato l’anti-fascismo. Mentre il contrario non sarebbe stato possibile. Ha inoltre ricordato agli studenti quali sono i valori basilari per essere buoni cittadini, anche in decenni in cui conta solo il successo e l’ambizione personale, e rimandando alla Costituzione e ai suoi principi, fra cui l’antifascismo, come base da seguire.

Al pomeriggio, la conclusione a Castelnovo Monti, per ricordare quattro uomini catturati l’8 ottobre 1944, durante il grande rastrellamento nazista in Appennino, e finiti a lavorare nei campi in Germania. Tre di loro, Inello Bezzi, Ermete Zuccolini e Francesco Toschi, sono morti nel campo di Kahla in Turingia fra il marzo e l’aprile 1945. Il quarto, Ugolino Simonazzi, militante comunista da sempre perseguitato dal nazismo, è morto invece nel campo di Brandeburg Havel, vicino a Berlino.

Il ritrovo qui alle 14.30 davanti alla casa di Inello Bezzi in via U. Monti 9, lungo la strada che dalle scuole medie porta al lago di Virola. Da lì si è continuato in via Roma 80 per Ugolino Simonazzi, in vicolo Costole 2 (nella “Castelnovo vecchia”) per Ermete Zuccolini e in via I Maggio 2, vicino al mulino, per Francesco Toschi. Anche qui, oltre al vicesindaco Emanuele Ferrari e al gonfalone comunale, si è raccolta una piccola folla di giovani, parenti e abitanti.

In giorni in cui la memoria viene strattonata da ogni lato, e usata come strumento di polemica, Istoreco si impegna a realizzare opere concrete di cultura delle memoria. Le pietre d’inciampo sono queste, un lavoro storico e culturale che coinvolge i giovani per ricordare momenti e persone e per permettere ad altri, anche in futuro, di poterlo fare.