Medici Ermete si rifà il look e potenzia gli impianti video

Investimento da tre milioni di euro nella sede completamente rinnovata e nuova linea di imbottigliamento per l'azienda di Gaida. Il grido d'allarme: "La politica ci deve aiutare per tutelare il Lambrusco"

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REGGIO EMILIA – I loro vini hanno nomi musicali, “Concerto”, “Assolo”, che richiamano le arie di Giuseppe Verdi che, peraltro, era un amante della buona tavola e del lambrusco. Uno dei loro lambruschi è nella top 100 della rivista Wine Spectator, mentre il Concerto ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo.

Giorgio Medici

Da più di cent’anni la famiglia Medici Ermete è sinonimo di lambrusco di qualità e ora ha appena rinnovato, con un investimento da tre milioni di euro, la sede di Gaida che ora potrà accogliere giornalisti, clienti e opinion leader da tutto il mondo in un’atmosfera di familiarità, calore e bellezza.

“Si è trattato di un restyling all’insegna dell’innovazione nella continuità”, spiega Giorgio Medici. “Vale a dire che abbiamo rinnovato portando alla luce antichi luoghi e strumenti originali dell’attività della famiglia Medici dalle origini. Anzitutto, abbiamo restaurato e reso accessibili le cantine sotterranee. Qui mio nonno, Remigio Medici, imbottigliava il lambrusco che acquistava dai contadini della zona, riponeva le bottiglie nei sacchi, li caricava sui carri e facendoli trainare dai cavalli si recava a Parma per distribuire il vino ai clienti e nelle tre osterie che lui stesso gestiva e dove aveva impiegato tre delle sue figlie”.

Svela poi Medici: “Erano gli anni tra il 1910 e il 1930. Allora Remigio fu uno dei pionieri della fermentazione naturale in bottiglia del vino lambrusco. Per ricordarlo, abbiamo riportato alla luce le cisterne originali che utilizzava per affinare il proprio vino. Oggi, in un contesto romantico adornato da volti romani e colonne antiche, abbiamo stabilito qui la sala dei ricevimenti, dove accogliamo gli ospiti che, dall’Italia e dall’estero, ci fanno visita”.

Nell’occasione del restyling si è data nuova luce ai pavimenti originali, in marmo, e alle decorazioni risalenti agli inizi del secolo scorso. La hall riceve l’ospite in un luogo accogliente, luminoso, elegante, ma sobrio.

Da sinistra Pierluigi, Alberto e Giorgio Medici

Da sinistra Pierluigi, Alberto e Giorgio Medici

La volontà di restaurare l’antico, tuttavia, non oscura la necessità di stare al passo con i tempi, soprattutto con i macchinari. E’ di recente installazione, infatti, una linea nuova e moderna d’imbottigliamento e autoclavi per la fermentazione in un edificio ad hoc. E’ in programma la sistemazione dell’area cortiliva e un progetto per il risparmio energetico che verrà realizzato tra quest’anno e il 2018.

Conclude Medici affrontando il discorso della difesa del Lambrusco in Europa che rischia di essere liberalizzato per poi correre il rischio di essere così prodotto anche in altri Paesi: “Siamo in un periodo brutto in cui noi imobttigliatori siamo molto preoccupati, perché abbiamo passato anni a difendere questo prodotto e ora, con un colpo di spugna, andrebbe tolto tutto. Ci vuole una grossa forza politica che si impegni a proteggerci e ad aiutarci”.

Il figlio, Alberto Medici, aggiunge: “Abbiamo fatto questa ristrutturazione degli uffici per dare una nuova immagine all’azienda e per ospitare i nostri clienti nella nostra sede ufficiale. Abbiamo riscoperto le cantine sotterranee da cui è partito il nostro bisnonno e abbiamo ripristinato la linea di imbottigliamento con garanzie tecnologiche di grande qualità del prodotto. Venticinque anni fa abbiamo stravolto e rivoluzionato i nostri impianti viticoli per produrre uva di qualità in modo controllato e abbiamo dato vita alla filosofia del cru per creare un cordono ombelicale inscindibile fra vino prodotto e vigneto di provenienza. Nascono così i nostri vini Assolo e Concerto”.

Con sede a Gaida di Reggio Emilia, Medici Ermete conta oggi 30 addetti e una produzione di 800mila bottiglie/anno di vino da propri vigneti e quasi 10 milioni di bottiglie se consideriamo anche la produzione di vino che l’azienda acquista dalle cantine sociali della zona. Ha un fatturato di 14 milioni di euro e realizza una quota export del 72% in 70 Paesi del mondo. Tra questi, si segnalano in particolare Germania, Stati Uniti, Giappone, Spagna, Russia e Brasile.

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