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Fascismo-antifascismo, riti superati: sono altre le minacce

I politici, orfani di ideologie, si consumano in riti stantii mentre il neoliberismo distrugge paesi ed economie

REGGIO EMILIA – Cos’è la Destra? Cos’è la Sinistra? Se lo chiedeva già Giorgio Gaber in una arguta e divertente canzone di circa 20 anni fa. Chissà cosa avrebbe pensato il cantautore, se fosse ancora vivo, di quello che è successo stamattina a Reggio Emilia. Intendiamoci, le differenze ci sono ancora fra la Destra che ha manifestato in piazza Martiri del 7 Luglio e la Sinistra che ha contromanifestato. Ma il punto è un altro.

Ovvero che le parole d’ordine, a cui abbiamo assistito oggi nelle tre piazze, hanno in gran parte perso il loro significato. I politici, di destra o sinistra, le ripetono stancamente ma, oramai, sembrano non crederci più granché neanche loro in un rito stantio che procede per forza di inerzia. E’ un po’ come il riflesso del cane di Pavlov. La Destra provoca e la Sinistra risponde e viceversa. Ma è un riflesso, appunto.

Il fatto è che non esiste più quello che fatto nascere queste ideologie. Comunismo e fascismo appartengono, almeno per l’Italia e buona parte dell’Occidente, a un passato remoto. Di conseguenza Destra e Sinistra sono parole oramai vuote di significato. Ma i nostri politici continuano ad usarle e ad evocare tutto l’armamentario che si portano dietro, compreso il fascismo e l’antifascismo che sono categorie oramai inutilizzabili perché, a parte un gruppuscolo di nostalgici, è impossibile dirsi fascisti nell’Italia di oggi. E, di conseguenza, non ha senso dirsi antifascisti.

Il problema è che a queste due grandi categorie, Destra e Sinistra, comunismo e fascismo, non è ancora stato sostituito nulla. Oggi siamo orfani di ideologie: è un dato di fatto. E così i nostri politici, privi di punti di riferimento, si devono rifare, per forza, al passato. Dunque si aggrappano a tutto l’armamentario, spesso retorico, che abbiamo visto all’opera oggi in piazza.

Eppure, svaniti fascismo e comunismo, i nuovi sistemi dittatoriali sono già da tempo all’opera. Solo che non li vediamo. Non sono certo rappresentati dall’avvocato Tadolini o dal pensionato Braccini. E nemmeno da Manuel Negri. Oggi il totalitarismo veste altre forme, più sottili, e ammantate di falsa democrazia. Sono il capitalismo e il consumismo ad avere vinto, come aveva capito tempo fa uno dei pochi intellettuali veri e non organici italiani, Pier Paolo Pasolini e come ammonisce spesso Papa Francesco.

E questo potere lo esercita tramite il braccio armato delle multinazionali, del neoliberismo e dei vincoli di bilancio che stanno devastando intere economie e paesi riducendo in povertà milioni di persone.

I politici non se ne accorgono, o forse, meglio, fingono di non accorgersene perché vi sono immersi pure loro come noi tutti e non possono fare altro che ubbidirvi. Eppure il nostro tempo, svaniti il comunismo e il fascismo, avrebbe un bisogno disperato di nuove ideologie che possano dare prospettive, slanci ed entusiasmo alle persone e ai popoli. Peccato che, almeno per ora, manchino gli intellettuali in grado di pensarle e i politici in grado di metterle in pratica.