Battaglia in Senato e in Regione a tutela del Lambrusco

Il Pd in Commissione Senato vuole tutelare l'Emilia: pioggia di odg per Bruxelles. La Cia: "Ora azione netta pro lambrusco in Ue"

REGGIO EMILIA – Battaglia in Senato e in Regione a tutela del Lambrusco. “Tutto il Pd, con parlamentari ed europarlamentari, e’ impegnato per impedire che venga disperso il lavoro fatto in questi anni, dopo la concessione del Dop e dell’Igp, che ha elevato la qualita’ della produzione vitivinicola e l’ha fatta apprezzare in tutto il mondo. Il vino Lambrusco e’ quello che si produce nelle province di Modena, Reggio Emilia, Parma, Bologna e Mantova e questo anche a tutela delle scelte del consumatore”.

Cosi’ il senatore modenese Pd Stefano Vaccari, segretario della commissione Ambiente, interviene sulla tutela della denominazione del vino emiliano, contro la paventata liberalizzazione dell’utilizzo dei vitigni allo studio dell’Unione europea. Dopo l’audizione ieri in Senato, promossa dalla vicepresidente della commissione Agricoltura Leana Pignedoli (Pd), dei rappresentanti dei Consorzi dei produttori del Lambrusco e del Consorzio Vini mantovani, che hanno proposto tra l’altro la nuova denominazione “Lambrusco Emilia”, Vaccari chiede uno scatto anche ai territori.

Dopo l’audizione intanto, i dem hanno chiesto una presa di posizione formale della commissione Agricoltura del Senato, in modo che possa essere di sostegno al Governo per le iniziative che attivera’ in sede europea. “Ma credo sia importante che anche i singoli territori si mobilitino”, rilancia Vaccari, spiegando che e’ stato preparato un ordine del giorno ad hoc indirizzato ai Consigli comunali modenesi.

Pignedoli sta facendo altrettanto nel Reggiano e cosi’ il collega Marco Carra nel mantovano: l’obiettivo e’ quello di “ottenere un voto a sostegno del nostro Lambrusco”, con la richiesta agli altri livelli istituzionali di un impegno su questo tema. Gli ordini del giorno, infatti, verranno inviati al commissario Ue dalle Politiche agricole Phil Hogan e ai vertici delle istituzioni nazionali e regionali.

Intanto, anche in Regione il Pd assicura di essere al lavoro. “L’assessorato all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, unitamente con la sede regionale di Bruxelles, sta operando da mesi per costruire e consolidare un fronte allargato di Paesi e Regioni europee in opposizione alla proposta di liberalizzazione dei vitigni e delle conseguenti etichettature, con particolare riferimento al coinvolgimento delle realta’ francesi e tedesche”.

Inoltre, “il ministero delle Politiche agricole e forestali e’ da tempo attivo nel sostenere la posizione di opposizione alla proposta di liberalizzazione, rafforzando la strategia adottata dalla Regione Emilia-Romagna in seno al Parlamento europeo”. Lo scrive il gruppo del Pd in una risoluzione a prima firmataria Luciana Serri, presentata all”assemblea legislativa, per chiedere alla giunta Bonaccini di “intensificare le azioni di opposizione alla proposta di liberalizzazione favorendo il coordinamento delle diverse iniziative gia’ intraprese dalla Regione, dal ministero, dai parlamentari europei, dalle rappresentanze dei produttori e dai consorzi”.

Sulla vicenda interviene anche la Cia secondo cui “va respinta” ogni azione che potrebbe danneggiare una produzione come quella del Lambrusco, primo vino italiano per export, pari a oltre un milione di ettolitri e 400 milioni di bottiglie, per un mercato che supera il mezzo miliardo in valore, che fa vivere 7.000 aziende ed oltre 60 cantine”.

Il presidente della Confederazione italiana agricoltori di Reggio Emilia, Antenore Cervi, e il responsabile vitivinicolo, Renzo Zaldini, vedono segnali positivi dopo l’audizione dei Consorzi interessati ieri in Senato, che hanno proposto tra l’altro la nuova denominazione “Lambrusco Emilia”. A livello politico, sprona la Cia, va condotta “un’azione netta nei confronti dell’Unione Europea” e “altrettanto importante e’ stabilire in Europa alleanze che aiutino nel realizzare il compito difensivo”, a partire da quella con la “Francia che come noi sente particolarmente la minaccia, essendo ben 52 i vini ”identitari” a rischio di banalizzazione”.

Positivo, continua la confederazione reggiana, e’ quindi “il pronunciamento ieri a Reggio del sottosegretario alle politiche europee Sandro Gozi, che segue quello del vice ministro all”agricoltura Dario Olivero”. Cosi’ come “l’azione in Parlamento europeo di Paolo De Castro sembra poi aver colto nel segno, dato che anche il commissario all’agricoltura Hogan si e’ espresso per una tutela di questi vini”.

Posto allora che “sorprende che a condurre un’azione che mira a dequalificare tante produzioni di valore siano Paesi tradizionalmente produttori come Spagna e Portogallo”, gli agricoltori di Reggio e dintorni apprezzano anche “la presa di posizione del ministero per le Politiche agricole, che sostiene: Vermentino e Lambrusco fanno riferimento a specifiche Dop, sono insomma strettamente connessi al territorio in cui vengono prodotti i vini che ne portano il nome”.