Aemilia, Vecchi: “Il ministero non ha bocciato Reggio”

Il sindaco: "No a porte chiuse, ma sensibilità per tenere qui il processo". Bini e la Mussini: "Si deve fare a Reggio"

REGGIO EMILIA – L’incontro di ieri al ministero della Giustizia, che sembra allontanare il processo Aemilia da Reggio, lascia un po’ l’amaro in bocca a Reggio. Ma per il sindaco Luca Vecchi, per il momento, “non ci sono state porte chiuse”. A dimostrarlo anche la visita nei prossimi giorni a Reggio dei tecnici del ministero, che si confronteranno con quelli del tribunale per verficare l’esistenza di luoghi idonei a celebrare le udienze.

“Capisco che forse ieri poteva essere per tutti importante tornare a casa con la decisione, ma ieri non ci sono state chiuse delle porte. Si e’ messo sul piatto la consapevolezza della complessita’ di una serie di nodi, ma al tempo stesso la chiara e trasparente volonta’ del ministero, che ringrazio, di volersi adoperare per provare a scioglierli”, afferma il primo cittadino.

Un fatto, aggiunge poi Vecchi, “che non era scontato”. Sottolineando il clima “di grande collaborazione costruttiva tra le parti” in cui si e’ svolta la riunione, spiega inoltre: “Penso che l’incontro di ieri al ministero sia stato molto serio e profondo, nel senso che abbiamo trovato dai massimi dirigenti del ministero di Grazia e Giustizia e dal capo di gabinetto del ministro la disponibilita’ ad adoperarsi e per creare le condizioni e a fare di tutto perche’ il processo si faccia a Reggio, o al limite in Emilia. Devo dire che ho riscontrato la sensibilita’ e la consapevolezza di chi ha capito perche’ noi vogliamo che si faccia qua”.

Poi, prosegue Vecchi, “e’ chiaro, lo sapevamo, e ieri era giusto che uscisse che, non avendo noi un’aula adeguata ed avendo lavorato assieme al presidente del tribunale in questi mesi per cercare delle soluzioni, ogni tipo di soluzione per la sua ”precarieta”’ necessita di un approfondimento e di una verifica di tutta una serie di nodi che hanno a che fare con la logistica, con la tecnologia, con la sicurezza, con l’ordine pubblico e quant’altro, che la mettano nella condizione di ospitare un grande processo come questo”.

Per questo, “nei prossimi giorni i tecnici del ministero saranno a Reggio per confrontarsi con quelli del Tribunale al fine di mettere in condizione la corte d’Appello di Bologna, che e’ l’organo competente, di formalizzare una possibile proposta di indicazione del luogo”. Insomma, “c’e’ un lavoro che sta andando avanti, siamo fiduciosi, pur nella consapevolezza della complessita’ della vicenda. Vediamo come si evolve la partita e siamo a disposizione per fare anche di piu’ di quanto fatto finora”.

Il sindaco risponde infine alla Cgil reggiana, che nei giorni scorsi ha rispolverato l’ipotesi di celebrare le udienze in un padiglione dell”ente fiera in via Filangeri. Ma “l’investimento, i termini economici sarebbe certamente molto piu’ alto della proposta indicata dal presidente Caruso cioe’ la tensostruttura nel cortile del tribunale”, evidenzia Vecchi.

Il sindaco Bini
Sulla vicenda interviene anche il sindaco di Castelnovo Monti, Enrico Bini, che scrive: “Siamo d’accordo che i parametri di sicurezza per celebrare il processo Aemilia a Reggio debbano essere rispettati, ma questa non diventi una scusa per esportarlo in un’altra citta. Si spendano anche i nostri parlamentari, visto che ora la scelta spetta al Governo. Mi sembra che il tema della sicurezza potrebbe essere superato se c’e’ la volonta’ di farlo, per cui prese di posizione che sostengono che tenere qui il dibattimento sia impossibile a mio parere sono premature e criticabili. Ovviamente riuscire ad ottenere questo risultato presuppone un impegno, ma mi piacerebbe vedere che nessuno si tiri indietro”.

La senatrice Mussini
E fra i parlamentari c’è la senatrice Maria Mussini, vicepresidente del gruppo Misto, che ha presentato un’interrogazione al ministro Orlando: “Il processo Aemilia non è solo il processo ad una cosca, ma al sistema della ‘ndrangheta calato in una regione che fino a pochi anni fa credeva di avere gli anticorpi per resistere a qualsiasi tentativo di infiltrazione, invece, suo malgrado si e’ scoperta vulnerabile. Per contro, l’ipotesi di celebrare le udienze nell’aula bunker di Firenze pare del tutto inopportuna per ragioni giuridiche, etiche, sociali e materiali e devono essere chiari gli aggravi economici e sociali di un trasloco a Firenze per via delle trasferte di magistrati, avvocati, parti civili, persone offese, testimoni, oltre che degli stessi imputati, per alcuni dei quali sarebbero necessari speciali misure di sicurezza che necessitano di un numero superiore di agenti e mezzi”. Meglio restare a Reggio “perche” si configura sia come il passaggio obbligato per l”eradicazione delle formazioni ”ndranghetiste, e non solo, dal tessuto sociale, sia come la rivendicazione della storia dell’Emilia-Romagna e la conferma dei valori che permettono di fare comunita’ nel progresso e nella solidarieta’” (Fonte Dire).